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Accademia di Medicina alza la voce su vitamina D, lockdown e “task force”

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Prof. Giancarlo Isaia Accademia di Medicina

Molti esperti si stanno prodigando per valutare questo particolare periodo. Riportiamo alcune opinioni presenti in un documento dell’Accademia di Medicina di Torino.

Gli argomenti valutati dai medici dell’Accademia sono molteplici. Dal rispetto delle norme igienico-comportamentali, alla gestione dell’emergenza in chiave sanitaria e mediatica.

Si parla di prevenzione primaria: «Dovrebbe essere attribuita una maggiore importanza all’adozione di stili di vita virtuosi».

«In particolare ai benefici della corretta alimentazione, dell’attività fisica sistematica e dell’astensione dal fumo, che sono gli elementi fondamentali per il mantenimento della salute».

I professionisti dell’Accademia di Medicina hanno ricordato che alcune patologie, legate a stili di vita poco salutari, provocano più decessi annui di quelli provocati dal coronavirus.

Inoltre hanno aggiunto: «Il confinamento domestico coatto ha spesso comportato una ridotta esposizione alla luce solare e una riduzione dell’attività fisica».

«L’assoluto divieto di attività sportive all’aperto con la chiusura dei parchi ha creato disagio e confusione. Ma queste, soprattutto se svolte individualmente, comportano un bassissimo rischio di contagio. Pertanto dovrebbero essere incoraggiate, al fine di proteggere la salute dei cittadini».

Accademia di Medicina parla di vitamina D

C’è un argomento a cui sembrano tenere particolarmente: la vitamina D e il suo possibile ruolo protettivo  sull’infezione da COVID-19.

L’Accademia di Medicina e l’Università di Torino a marzo avevano redatto un documento per stimolare i ricercatori ad approfondire questo specifico aspetto della prevenzione. «Alcuni lavori pubblicati successivamente non hanno escluso un ruolo di “concorso di colpa” dell’Ipovitaminosi D nella patogenesi dell’infezione».

Hanno poi segnalato la frettolosa disinformazione che l’Istituto Superiore di Sanità ha fatto su questo tema: «Aveva definito questa ipotesi come “Fake news”, per poi ipotizzare i benefici della Vitamina D nel controllo dell’anosmia e dell’ageusia indotte dall’infezione».

I medici hanno poi lanciato una critica sulla gestione della medicina territoriale. Secondo loro una diversa organizzazione «avrebbe potuto circoscrivere e isolare con maggiore tempestività ed efficacia i pazienti infettati, e prima ancora quelli a maggior rischio. Soprattutto nelle RSA, dove sono stati talora trasferiti dagli ospedali pazienti infetti».

Senza in alcun modo vanificare il duro lavoro di medici e infermieri sul campo in questo periodo, l’Accademia di Medicina ha definito improprio il termine “eroi” con cui vengono appellati.

«I medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari hanno ottemperato al giuramento di Ippocrate. Lavorando onestamente e assumendosi i rischi connessi al loro difficile lavoro, sono da ammirare, sostenere, aiutare, gratificare e talvolta anche da curare. Non certo da paragonare a retoriche e arcaiche figure mitologiche».

Conflitti di interesse e notizie contraddittorie

Altro argomento molto interessante è quello che riguarda la gestione delle informazioni che «le Istituzioni hanno fornito all’opinione pubblica, non di rado frastornata da notizie contraddittorie, carenti, scoordinate e senza garanzia delle fonti».

Basti pensare agli ultimi giorni. L’OMS è caduto sotto un turbine di critiche per la storia degli asintomatici e dei guanti. Ma anche le stesse mascherine, prima inutili, poi necessarie.

L’Accademia di Medicina non ha risparmiato le numerose “task force” di esperti, che hanno definito come un «motivo di inquietudine».

Questo perché «non sono stati notificati né i criteri delle scelte, né il loro peso decisionale, né la presenza di eventuali conflitti di interesse. Neppure sono stati pubblicati i curricula degli esperti, nonché informazioni sui loro rapporti con i decisori politici».

I professionisti dell’Accademia di Medicina hanno concluso infatti che «è necessario fornire informazioni corrette e non solo asettici numeri delle persone infettate, ricoverate o decedute. Ma anche esplicitare con chiarezza i criteri diagnostici seguiti, per fornire ai media e all’opinione pubblica notizie veritiere e motivate». Foto: YouTube