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Mafia nigeriana: è allarme in Italia, grazie alle frontiere spalancate per 5 anni

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mafia nigeriana

Narcotraffico, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono solo alcune delle attività che la mafia nigeriana svolge attraverso una potente organizzazione ormai radicata in Italia.

Certo la sua attività principale resta quella del traffico di droga, ma negli ultimi anni il peso specifico delle bande criminali nigeriane è cresciuto esponenzialmente.

Siamo al punto che molti investigatori di polizia e carabinieri la ritengono l’organizzazione criminale straniera più violenta e pericolosa tra quelle presenti nel nostro Paese

Organizzazioni criminali africane che non si sarebbero mai sviluppate così, se per più di cinque anni consecutivi le frontiere italiane non fossero rimaste spalancate.

La relazione della DIA sulla mafia nigeriana in Italia

La Direzione Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione semestrale ci informa che storicamente la presenza di comunità nigeriane risale agli anni ’80 nel nord Italia.

Anche le prime espressioni criminali sono riconducibili allo stesso periodo, quando la polizia intercetta i primi narcotrafficanti: il primo arresto di un nigeriano avviene nel 1987.

Nei primi anni ’90 i gruppi organizzati diventano operativi anche al centro-sud, specialmente in Campania (Caserta – litorale Domizio) e nelle isole maggiori (Palermo – Cagliari).

Accade quindi che, spesso clandestini, i delinquenti nigeriani si uniscono a bande criminali locali e si specializzano in vari settori assumendo modalità operative tipicamente mafiose.

Ma nel nostro Paese emergono, per numero di componenti e operatività internazionale, cellule denominate The Black Axe Confraternity e The Supreme Eiye Confraternity, caratterizzate da una forte componente esoterica.

Frequente è il ricorso a riti di iniziazione chiamati JuJu, molto simili al voodoo e alla macumba, propri della cultura Yoruba, gruppo etnico presente in Nigeria.

Celebrati nella fase di reclutamento, soprattutto delle donne, i riti servono alla fidelizzazione delle connazionali, che una volta giunte in Italia vengono destinate alla prostituzione.

Siamo quindi di fronte ad un problema allarmante che ha già macabramente mietuto numerose vittime. Un problema da risolvere a monte e soprattutto subito.