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Anticorpi monoclonali: la prova che l’Italia non vuole curare i malati? Video

In Italia ci sono 250mila dosi di anticorpi monoclonali ma 60mila stanno per scadere. Un aereo ne ha spedite 5.200 in Romania. 

Ieri sera Mario Giordano ha trasmesso un servizio esclusivo che lascia senza parole. L’Italia ha spedito (gratis) 5.200 dosi di anticorpi monoclonali alla Romania. Il motivo? Stanno per scadere.

“Questo è quello che dicono le farmacie nei vari ospedali” ha affermato Francesco Broccolo, professore di Microbiologia all’Università Bicocca di Milano. “Se così fosse, sarebbe un vero peccato”.

Secondo il professore “l’utilizzo di questi farmaci è stato molto timido”. Su 250mila dosi l’Italia ne ha usate appena 12mila, mentre quelli che stanno per scadere sono circa 60mila.

Anticorpi monoclonali, l’inchiesta della Corte dei conti

Nel servizio hanno mostrato la testimonianza di due persone guarite proprio grazie ai monoclonali. Si tratta di farmaci che avrebbero potuto salvare migliaia di vite ai nostri connazionali?

“Non ci sono dubbi – ha sottolineato Broccolo – i dati scientifici mostrano che riusciamo a ridurre la terapia intensiva, l’ospedalizzazione e la mortalità fino al 70%”. Se questi farmaci sono così importanti, come mai non sono stati utilizzati?

Mario Giordano si era occupato dei monoclonali già qualche settimana fa, quando ha svelato che la Corte dei conti aveva aperto un’inchiesta sul rifiuto di AIFA di 10mila dosi gratuite offerte dalla Eli Lilly.

“A questa offerta gratuita – ha detto un dirigente dell’azienda farmaceutica – fu risposto che non c’era interesse”.

Emanuele Nicastri: “Possibilità di cura fondamentale”

L’argomento non è nuovo. A lamentarsi sul poco utilizzo degli anticorpi monoclonali era stato anche Emanuele Nicastri, direttore della divisione Malattie infettive dell’Istituto Spallanzani di Roma.

Ecco cosa diceva a giugno: “Certo, ora ci sono meno contagi e ci sono i vaccini, però è indubbio che questi farmaci siano poco conosciuti dai medici di famiglia che sono quelli che devono inviare questi pazienti precocemente nei centri per fare l’infusione che dura circa un’ora e poi dopo un’altra ora di controllo si torna a casa”.

E ancora: “Forse i medici di famiglia non conoscono ancora bene questa possibilità di cura che è fondamentale se è utilizzata precocemente, cioè nei primissimi giorni di insorgenza dei sintomi. Per questo sarebbe importante che i medici sapessero bene come funziona”. Foto: Mediaset Play