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App Immuni, siamo alla frutta: arriva il tracciamento personale

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app immuni

Renzi è stato accontentato: ecco l’app Immuni per il tracciamento dei contagi. Chi di voi “sceglierà” di rinunciare a un altro pezzo di libertà?

Il 13 Marzo avevo pubblicato un articolo dal titolo abbastanza eloquente: “Tracciare i movimenti delle persone: l’ideona di Renzi contro l’emergenza”.

“Perché non proviamo a copiare alcuni modelli che stanno funzionando e tanti esperti italiani stanno rilanciando nella cura del Coronavirus?” aveva detto Matteo Renzi.

“Cosa stanno facendo alcuni Paesi come per esempio la Corea del Sud? Non soltanto curano e testano, ma tracciano. Con il telefonino tu oggi puoi seguire non soltanto le singole persone ma puoi utilizzare i loro movimenti allo scopo, credo molto importante, di ridurre i rischi del contagio”.

Sembrava una follia e invece eccoci qua, a dover fare i conti con un’app gratuita messa appunto dall’azienda italiana Bending spoons che aiuterà il Governo a tenere sotto controllo la diffusione del coronavirus. Si chiamerà: Immuni.

In che modo questa app aiuterà il Governo? Tracciando le persone appunto. A firmare l’accordo è stato Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza sanitaria.

Ovviamente la nostra Costituzione, le leggi sulla privacy e la stessa Unione europea vietano di farla scaricare in maniera obbligatoria e quindi sarà una scelta.

Ma per come stanno andando le cose, ho come l’impressione che sarà una scelta “leggermente” condizionata. Del resto proviamo a pensare a quante e quali libertà ci sono già state tolte, senza che nessuno dicesse niente.

App Immuni, il consiglio di Franco Bechis

Certo, qualcuno proprio non ce l’ha fatta ed è uscito a fare una corsetta… ma viva Dio! Anche il celebre filofoso italiano, Massimo Cacciari, ha sbottato durante una puntata di Fuori dal coro: “Tutti a casa cosa? Tutti fuori, tutti all’aperto. Consiglierei alle mamme di fare uscire i propri bambini con queste giornate meravigliose”.

E così, mentre noi siamo segregati per ore nelle nostre case, in Paesi come la Germania o la Francia se la godono uscendo e andando nei parchi, con tanto di animali domestici e scarpette ginniche.

Ma noi siamo bravi, ascoltiamo e obbediamo grazie al bombardamento mediatico che crea terrore e paranoia: saranno gli italiani stessi a chiedere di essere tracciati.

Io invece faccio miei i consigli del direttore del Tempo Franco Bechis che, in un ottimo editoriale, consiglia “di non cedere la propria libertà personale fino a quel punto”.

Anche Bechis, come il sottoscritto, teme che “in questa trappola dei nuovi pifferai di Hamelin possano cadere in tanti, forse i più”.

E aggiunge: “Il mondo ci ha insegnato in questi anni che dati così personali e sensibili sfuggono al riserbo con grandissima facilità. Figurarsi se dobbiamo affidarli nelle mani della nostra classe politica”. Mi unisco al consiglio del direttore del Tempo: non fatelo, non scaricate l’app.