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Salute

Aumentano i contagi da Candida, il fungo che resiste ai farmaci: 300 morti

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contagi

Cresce la preoccupazione all’interno della comunità medica statunitense e non solo, per l’esponenziale aumento di contagi di infezione da “superbag” ossia batterio resistente ai farmaci.

È noto ormai che l’uso eccessivo di antibiotici ha generato lo sviluppo di batteri farmacoresistenti. Ora gli scienziati si chiedono se ciò non stia accadendo anche con gli antifungini utilizzati sulle colture.

Il responsabile dell’epidemia infatti è la Candida Auris, un fungo lievitiforme che cause infezioni particolarmente rischiose, è altamente contagioso ma soprattutto resistente ai farmaci antimicotici.

I sintomi sono quelli tipici di una semplice influenza rendendo ancora più difficoltosa una diagnosi tempestiva ed inoltre viene spesso confuso con la Candida comune.

600 contagi negli USA

Se in due anni si sono registrati una cinquantina di casi in Europa, negli USA i contagi sono 600 di cui 300 solo nello stato di NY.

Apparve la prima volta in Giappone nel 2009 all’interno di un orecchio di una settantenne. Nel Vecchio Continente la prima infezione si è verificata a Londra in un ospedale cardiologico.

Da allora si è diffuso rapidamente in vari Stati per poi raggiungere il suo picco di contagi in America. Per ora l’Italia ne è rimasta esente.

Il fungo si diffonde specialmente all’interno delle strutture sanitarie e colpisce principalmente pazienti con un sistema immunitario debilitato o con malattie croniche come il diabete.

Non solo su muri e soffitti, contamina qualsiasi oggetto di uso comune negli ospedali: letti, tende o telefoni. La contaminazione si previene pulendo le stanze con cloro e la pelle con disinfettanti di clorexidina.

Il dottor William Li, scienziato e autore del libro “Eat to beat desease”, afferma che l’allerta è alta poiché si sa molto poco della Candida Auris.

Secondo il suo parere un altro modo di prevenire i contagi è l’assunzione di cibi che rafforzino le difese immunitarie e soprattutto i cosiddetti “batteri buoni” del nostro intestino.

Intanto quasi la metà degli infettati ha già perso la vita e cosa più grave è che possiamo intervenire solo con la prevenzione in quanto una cura è momentaneamente inesistente.