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Salute

Baldanti dice la verità su positivi e tamponi e in studio rimangono di sasso

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Baldanti bassetti porro

In un servizio di Quarta Repubblica Baldanti ha parlato dei tamponi debolmente positivi: «Abbiamo condotto un’analisi su 400 pazienti».

Durante la trasmissione Quarta Repubblica è andato in onda un servizio dal titolo suggestivo “La verità sui tamponi”.

Ospite di Nicola Porro l’infettivologo Bassetti che ha commentato il servizio e la gestione dei casi in Italia.

Il tema è la contagiosità in caso di tampone positivo tenendo conto del CT (ciclo-soglia) che è il parametro che quantifica la carica virale del virus.

Fausto Baldanti, Responsabile dell’Unità Virologica Molecolare al Policlinico San Matteo di Pavia, ha spiegato che, da un’indagine da loro condotta su quasi 400 pazienti dimessi dall’ospedale con CT 30, media positività, solo 9 (il 2,3%) risultavano in grado di trasmettere l’infezione alle colture cellulari.

Anche Pierangelo Clerici, Direttore di Microbiologia nell’ASST Ovest Milanese, ha ammesso che bisognerebbe eliminare «i deboli positivi che probabilmente hanno tracce di RNA nel loro organismo senza avere più il virus».

Bassetti commenta Baldanti

Il padrone di casa si è chiesto se i 2.000 positivi che vengono trovati in un giorno siano dovuti a tamponi troppo sensibili.

Bassetti, il Direttore di Malattie Infettive al San Martino di Genova, ha affermato che quello che viene trovato in questi tamponi debolmente positivi è una quantità di virus così piccola che potrebbe non essere in grado di contagiare.

«Facendo una stima approssimativa in Italia ci sono tra le 40mila e le 50mila persone a casa in quarantena che non possono andare a lavorare o a scuola perché hanno un tampone debolmente positivo. Questo andrebbe risolto a livello legislativo perché è evidente che forse qualcosa sarebbe da cambiare».

In riferimento a questo dato, Nicola Porro ha introdotto il problema degli asintomatici e dei lievemente sintomatici che sembrerebbero rappresentare circa il 95% del totale dei positivi.

Bassetti ha risposto che su 58.000 positivi attivi circa 3.500 sono ospedalizzati (5,8%) e 300 (0,5%) sono in terapia intensiva. Tutti gli altri positivi al test sono a casa e tra questi ci sono gli asintomatici e i lievemente sintomatici.

Ospedali pieni per la Covid?

Viste le percentuali, Porro ha chiesto spiegazioni per gli ospedali che a Napoli sarebbero già pieni e Bassetti ha risposto che questo è il problema che si pone quando si fanno tanti tamponi.

«Chi è anziano e vive con un altro anziano, chi è una persona senza tetto o chi vive in casa con altre 7-8 persone, sa dove finisce? In ospedale».

In pratica l’infettivologo ha affermato che, a parte i ricoverati in terapia intensiva, una grande parte di soggetti ha pochissimi sintomi anche negli ospedali.

«Per la paura che questa malattia possa ucciderti, possa darti chissà quale problematica che ci hanno raccontato per tre mesi facendo del terrorismo, arrivano in ospedale anche con due linee di febbre».

Ha continuato dicendo che molte persone che hanno tampone positivo alla SARS-CoV-2 non sviluppano la Covid ma hanno altre patologie.

«Tutti questi noi li contiamo come Covid ma sono solo positivi che hanno bisogno dell’ospedalizzazione [per altre patologie, ndr]».

L’infettivologo ha poi portato l’esempio della Germania. Quando comunica i numeri della terapia intensiva specifica quanti sono intubati per Covid e quanti sono lì per altre patologie. «Noi invece diamo un numero che non ha molto senso».