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Bassetti: «In tutti gli altri Paesi i bambini sono già tornati a scuola» – Video

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bassetti il virus meno aggressivo

Lo scorso 29 maggio Stefano Molinari e Luigia Lucani hanno intervistato il dottor Matteo Bassetti su Radio Radio TV per capire la sua posizione sulle attuali politiche intraprese dal governo.

Lucani prova a chiedere al dottore il perché delle scelte politiche di una ripartenza così lenta.

«Io faccio il medico, non faccio il politico, quindi non sta a me decidere se è giusto chiudere un Paese. Quello che dico io è che il focolaio epidemico che ci ha raggiunto tre mesi fa oggi non è più lo stesso fenomeno e i casi sono decisamente minori».

Bassetti ha quindi risposto alla domanda: «Questi sono numeri che la politica ha a disposizione ma le decisioni spettano a loro. Se ritengono che questi siano numeri che portino a dire di restare ancora chiusi, se ne assumeranno la responsabilità».

«Il mio ruolo è di fare il medico e di curare tutti e dico che oggi fare il medico è più facile di quanto non lo fosse tre mesi fa, poi se questo significa essere estremamente ottimisti, sono estremamente ottimista».

Il medico di Genova cerca di spiegare il perché delle sue affermazioni: «La questione è multifattoriale. Non è solo il virus che si è depotenziato, non è solo la minor carica virale, non è solo che siamo più bravi. Sono ipotesi tutte vere allo stesso modo».

«L’ultima verifica, che il professor Caruso ha dimostrato, è quella in cui aveva trovato che il virus ha perso dei fattori di virulenza. È un virus “meno aggressivo”, che uccide meno velocemente di quanto non facesse prima».

Catastrofisti e negazionisti: il medico spiega la sua dichiarazione

«Questo dato che vogliamo dimostrare in laboratorio, io che sono un medico sul campo, l’ho già visto, perché vi assicuro che nel mio reparto ho gente di 80, 90 anni che due mesi fa moriva in tre giorni. Oggi non muore più, è un dato di fatto. È una sensazione “di pancia”, del medico di corsia, di quello che ha visto in faccia questo virus e ha preso tanti schiaffi da questo virus. Oggi probabilmente siamo noi a prendere a schiaffi il virus».

Molinari poi ha parlato dell’intervista del dottor Bassetti in cui avrebbe dichiarato «I catastrofisti negano i fatti» chiedendo chi fossero per lui questi “catastrofisti”.

«Catastrofisti? Io non so chi siano – ha risposto l’infettivologo– ma sento ancora un pensiero molto florido nel nostro paese che non ama vedere le cose positive».

Il dottor Bassetti ha aggiunto: «Come siamo stati giustamente bacchettoni in un primo momento, in cui abbiamo detto a tutti di stare a casa, ora non è il momento di dire “liberi tutti” ma è anche giusto dare informazioni corrette alla popolazione e dirgli: avete seguito le regole, noi abbiamo fatto del nostro meglio e oggi la situazione è diversa rispetto a tre mesi fa. Chi nega questo nega l’evidenza».

E ha continuato: «Io non mi sento né negazionista, né catastrofista e non sono qua a negare niente. Il problema è il catastrofismo esagerato che secondo me non paga. Un po’ di ottimismo serve col paziente e se qualcuno non l’ha mostrato non ha fatto bene il nostro lavoro».

La scuola: ecco il pensiero di Bassetti per il rientro

Lucani ha poi portato all’attenzione dell’infettivologo tutte le misure previste per ricominciare la scuola e il parere del medico genovese è: «Non le so dire che è giusto ma posso dire che secondo me è un po’ presto  per dire cosa accadrà a settembre».

«Bisogna vedere cosa succederà a giungo, luglio e agosto e prendere allora decisioni più attuali di quelle che possiamo prendere oggi. Dovremo vedere come evolve la situazione e se questo focolaio, come ci auguriamo tutti, tenderà allo zero nelle prossime due, tre settimane».

«Quindi tra la prima e la seconda settimana di giugno potremo avere quella Rt veramente vicina allo 0 e non ci sarà praticamente più circolazione di virus e a quel punto potremo prenderemo decisioni su come tornare a scuola.»

Ha concluso: «Dobbiamo vedere un po’ cosa fanno anche gli altri. Noi in Italia siamo molto bravi però bisogna anche guardare gli altri Paesi, dove i bambini sono già tornati a scuola. Cerchiamo di imparare anche qualcosa da loro». Foto: Facebook