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Becchi sul coronavirus: «Adesso a processo ci deve andare Speranza»

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paolo becchi

Il filosofo Paolo Becchi parla di coronavirus e pone un quesito: “Perché possiamo mandare a processo Salvini e non il ministro Speranza?”.

“Non c’è stata forse una sottovalutazione dell’incidenza che questo virus poteva avere nel nostro Paese?”. A porsi questa domanda è il noto filosofo Paolo Becchi, mentre parla di coronavirus in un video.

“Guardando i dati attuali della diffusione direi che è abbastanza difficile negare che ci sia stata una sottovalutazione dei pericoli connessi a questo virus”.

Le responsabilità di quanto sta accadendo in queste ore, secondo Becchi, sono da attribuire al ministro della salute, Roberto Speranza, e a tutto il governo. “Il fatto che oggi si debbano fare i conti con delle misure drastiche conferma la sottovalutazione del problema”.

Paolo Becchi: “Processo a Salvini precedente pericoloso”

Per il celebre filosofo, in un Paese normale, Speranza dovrebbe essere convocato in Parlamento e interrogato mentre le opposizioni dovrebbero chiederne le dimissioni immediate.

“Se il ministro non fosse disponibile a dare le dimissioni, allora si dovrebbe presentare una mozione di sfiducia. Mi sembra la cosa più normale di questo mondo”.

Poi passa al paragone con Salvini: “Poco tempo fa Salvini è stato mandato a processo. Se vale per Salvini, non dovrebbe valere altrettanto per il ministro Speranza?”.

Quindi rammenta un articolo del codice penale, il 452, che parla di “delitti colposi contro la salute pubblica”. Per Becchi non c’è ovviamente nessun dolo da parte del ministro ma una negligenza sì.

“Non sarebbe il caso di interrogarsi, quanto meno di indagare sul ministro che adesso, all’improvviso, si rende conto della gravità del fenomeno? Come mai la magistratura non si attiva nei confronti di Speranza dopo essersi attivata per Salvini?”

E conclude: “Con la decisione di mandare a processo Salvini si è aperto un pericoloso precedente. Non ne vogliamo parlare perché ora riguarda un ministro di un altro colore politico?”