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Becchi lo spiega: «Draghi non è Mussolini, per certi versi è peggio» Video

Il professor Paolo Becchi ha parlato della proroga dello stato di emergenza. La premessa è che la nostra Costituzione non disciplina lo stato di emergenza ma quello di eccezione, che si identifica con la dichiarazione dello stato di guerra.

“Le camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari, art. 78 della Costituzione. In questa situazione – ha detto Becchi – si sospendono tutti i diritti di libertà che sono previsti dallo stato di diritto, in un tempo determinato ma comunque limitato alla cessazione delle ostilità”.

Il filosofo ha ricordato che nel 1992 il legislatore ha ritenuto opportuno disciplinare con una legge ordinaria lo stato di emergenza.

“Poi c’è stato un decreto legislativo nel 2018, quello sul quale attualmente ci si basa. All’art.7 di questo decreto legislativo c’è scritto che con delibera del consiglio dei ministri può essere dichiarato lo stato di emergenza per limitati e predefiniti periodi di tempo”. 

Paolo Becchi: “Potere di emergenza può diventare abuso di potere”

Becchi ha sottolineato che lo stesso decreto legislativo, all’art.24, prevede che lo stato di emergenza non può essere superiore a 12 mesi e che può essere prolungato di altri 12 mesi.

“In questi due anni il governo ha un potere di ordinanza che supera le regole ordinarie. Questo potere di emergenza può diventare anche un abuso di potere”.

A proposito di eccessi di potere, il professore ha menzionato il recente episodio accaduto a Stefano Puzzer, il leader dei portuali di Trieste.

“Nessuno, che io sappia, attribuisce alla Questura il potere di dare il Daspo a un uomo senz’armi seduto accanto a un tavolino, che esprime il proprio dissenso nei confronti del Green Pass. In questo caso il potere di ordinanza, che deriva dallo stato di emergenza, diventa un esercizio arbitrario del potere. Perlomeno dal mio punto di vista”.

Ricordiamo che lo stato di emergenza è stato proclamato dal Governo Conte e prorogato dall’attuale presidente del Consiglio Draghi. Dovrebbe scadere al 31 dicembre ma può essere prorogato per almeno un altro mese. In questi giorni si sta invece discutendo sulla possibilità di prolungarlo per altri sei mesi, facendo slittare la scadenza ben oltre i due anni.

Se Draghi decidesse di prorogare ulteriormente lo stato di emergenza, cosa accadrebbe in Italia? Ci sarebbe una rivoluzione? Secondo il professor Becchi no, non accadrebbe assolutamente niente.

“Siamo in una situazione tale in cui il Governo è autorizzato a fare quello che vuole. In questo caso il Consiglio dei Ministri non ha neanche bisogno di passare attraverso il Parlamento”.

Un problema giuridico

A questo punto il professore ha posto un problema giuridico: “Non è che questo stato di emergenza assomiglia sempre di più allo stato di eccezione di cui parla la Costituzione?”

Per dichiarare lo stato di eccezione toccherebbe trovare un nemico, ma secondo il filosofo quel nemico lo stanno costruendo da tempo, e siamo noi.

“Il nemico non è esterno come in una guerra ma è interno: il nemico pubblico”. Sarebbero “tutti quelli che scendono nelle piazze e che protestano da due mesi. Adesso va considerato il novax, il no Green Pass, il no terza dose. La guerra è stata dichiarata contro di loro”. 

Il professore non ha dubbi: “Si sta perdendo l’equilibrio tipico dei sistemi democratici. Non siamo più in uno stato di emergenza ma di eccezione contro un nemico pubblico: i cittadini italiani che protestano e che vorrebbero avere la possibilità di dire la loro”.

Becchi conclude con un’osservazione che potrebbe sembrare provocatoria: “Se Benito Mussolini per sopprimere lo stato liberale dovette formalmente modificare lo Statuto Albertino, Draghi non ha nemmeno bisogno di modificare la Costituzione”.

E ancora: “Draghi non è Mussolini, per certi versi è peggio. Mussolini era un dittatore, la sua era una dittatura sovrana. Qui invece abbiamo un banchiere, un tecnocrate che si limita a oliare un ingranaggio impolitico e impersonale. E lo fa tanto bene che il treno va a una velocità che rischia di deragliare. E su quel treno ci siamo tutti noi”.