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Salute

Bimbi e lockdown: come capire se nostro figlio è rimasto traumatizzato

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rete Bimbi e lockdown

Il governo, da quando è iniziato il lockdown, non si è mai posto il problema delle conseguenze che avrebbe generato sui bimbi. Abbiamo intervistato la Dott.ssa Manuela Rigato, psicologa junior ([email protected]).

Siamo stati due mesi in quarantena, senza poter vedere nessuno, rimanendo chiusi tra quattro mura. Se per noi adulti è stata dura, come sarà stato per i più piccoli?

Per i bambini è stato tutto ancora più difficile. Da un giorno all’altro senza un reale motivo (almeno per loro) sono stati costretti a stare a casa lontano dalle loro sicurezze come la scuola, gli amici e le piccole uscite al parco.

Per non parlare di tutto lo stress che hanno poi subito di rimando da quello dei genitori. Insomma la quarantena ha stravolto la loro vita.

Che ripercussioni può avere, nei bambini, il lockdown che abbiamo vissuto e questa fase 2/3 che continuiamo a vivere?

Da quello che vedo in questo momento storico i bambini soffrono di veri e propri attacchi di panico. Molti bambini hanno avuto sintomi regressivi.

Infatti dalle ultime analisi dei dati emersi durante il primo mese di quarantena, è evidente che la pandemia abbia avuto un notevole effetto sulla psiche dei bambini.

Un bambino su quattro ha manifestato il sintomo regressivo della richiesta di vicinanza fisica ai genitori durante la notte e quasi uno su cinque paure che prima non aveva mai avuto. La metà dei bambini soffre di insonnia e problemi ad addormentarsi.

Metà dei bambini ha manifestato maggiore irritabilità, intolleranza alle regole, capricci e richieste eccessive, e uno su cinque cambiamenti di umore e problemi del sonno tra cui difficoltà di addormentamento, agitazione e frequenti risvegli.

Particolare attenzione deve essere prestata al comportamento di adattamento che potrebbe nascondere la presenza di vissuti depressivi o comunque di un importante malessere psicologico

Bimbi, mascherina e lockdown

Si dice che a scuola i bambini dovranno indossare la mascherina: cosa prova un bambino quando la indossa e la vede indossata da altri?

Io sono totalmente in disaccordo poiché il bambino con la mascherina si trova in qualche modo in gabbia quindi privato della sua libertà.

Questo si può ripercuotere anche su una minore capacità di apprendimento e di autodeterminazione e bassa autostima.

Come può un bambino rispettare il “distanziamento sociale” senza che si generi paura verso il prossimo?

È difficile perché il bambino vive con il contatto fisico, sperimenta le sue emozioni ed è uno stimolo di protezione. In questa occasione le maestre con psicologhe dovranno, tramite giochi e storielle, spiegare l’importanza di questa formula.

Ansia sociale

Cos’è l’ansia sociale?

L’ansia sociale, o meglio fobia sociale, è la paura incontrollata di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi.

L’ansia sociale può portare chi ne soffre a evitare la maggior parte delle situazioni sociali, per paura di comportarsi in modo “sbagliato” e di venir mal giudicati, o che succeda qualcosa di totalmente negativo e tragico.

Non tutti i bambini che hanno subito la quarantena sviluppano un disturbo d’ansia, nemmeno tutti coloro che hanno fattori di vulnerabilità, ma tutti i bambini come gli adulti hanno vissuto esperienze di paura e preoccupazioni.

Soffrire di disturbi d’ansia, quale fobia specifica, agorafobia, ansia sociale o un disturbo di panico, rappresenta un forte predittore per lo sviluppo di altri disturbi psichiatrici conseguenti lo sviluppo dei bambini.

È corretto far ascoltare i telegiornali e i vari programmi di approfondimento sul covid il lockdown ai bimbi?

Secondo gli ultimi studi un bambino su tre ha manifestato nervosismo nei confronti della pandemia quando in casa o in TV si parla del coronavirus oppure per via delle restrizioni. Quasi uno su tre è sembrato più calmo e tranquillo e uno su due più saggio e riflessivo.

Quasi tutti sono sembrati in grado di adattarsi alle restrizioni determinate dalla pandemia anche se uno su due è apparso maggiormente svogliato rispetto alle attività che svolgeva prima della pandemia tra cui giocare, studiare, ordinare i giochi.

Questo per dire che fare sentire i telegiornali è giusto ma va spiegato poi attentamente ai bambini ciò che sta succedendo ovviamente con parole a loro comprensibili.

Bimbi e lockdown: nuove paure

Ci puoi fare degli esempi di nuove paure che hai riscontrato nella tua esperienza professionale?

Si, certo. Una delle fobie o paure che ho maggiormente riscontrato è la paura dell’allontanamento dei genitori dovuto appunto alla quarantena in quanto si passavano 24 ore su 24 con i bambini e a loro questo dava sicurezza.

Un’altra paura molto presente nei bambini e anche nei genitori e l’uscita al parco o una semplice passeggiata all’aperto.

Cosa possono fare i genitori per limitare i traumi ai figli?

L’importante è fare esprimere l’emozione ai bambini tramite disegni o anche semplicemente parlando con i bambini e soffermarci a chiederci: come sta?, Abbiamo passato un periodo noioso ne vogliamo parlare?, Cosa ti piacerebbe fare?

Se invece ovviamente queste paure fisiologiche diventano un problema per il bambino e non gli fanno vivere più una situazione normale è bene rivolgersi a uno specialista.

Come funziona il progetto di cui mi hai parlato?

Il progetto che abbiamo messo in piedi ha l’obiettivo di fare comunicare tra loro i bambini e fare appunto uscire tramite giochi, disegni e storielle create ad hoc (nessuna terapia) l’emozione e le frustrazioni provate dai bambini durante questo lungo periodo e ripristinare il normale equilibrio del bambino.

Semplicemente facendo sentire di nuovo i bambini parte di un qualcosa esterno alla famiglia. Il progetto si svolgerà per proteggere i bambini con l’uso di classi virtuali.