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Brexit: si può rivotare? “Gli elettori non avevano le idee chiare”

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È ormai una corsa contro il tempo l’avvio ufficiale della Brexit fissato al 29 marzo: i negoziati fra Regno Unito e i partner europei restano ancora bloccati.

Impossibile rinviare oltre 3 mesi la data ufficiale fissata per gli accordi definitivi dell’uscita dall’Ue.

La questione dei confini irlandesi è il passaggio più indigesto per la premier Theresa May con gli ormai ex partner dell’UE.

Infatti Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda si sono impegnati a non introdurre barriere fisiche di confine nell’ultimo accordo.

Ma così facendo è come se una parte di Gran Bretagna rimanesse dentro l’UE, questione che sta aprendo non poche controversie.

A tal proposito, come scrive il Financial Times, l’Unione Europea avrebbe proposto una clausola per l’«uscita unilaterale» in sicurezza dall’Europa unita.

Con questo accordo non ci saranno confini fisici tra Irlanda e Irlanda del Nord nei mesi immediatamente successivi al divorzio tra Regno Unito e Europa.

Alla fine gli accordi non tratterranno la Gran Bretagna «contro la sua volontà» rassicurando così i partner britannici.

Il vero ostacolo è il backstop

Martedì prossimo 12 marzo, l’accordo di divorzio siglato dalla May lo scorso 25 novembre e modificato nelle trattative in corso, tornerà al Parlamento britannico per il voto.

In caso di un nuovo stop, la Camera dei Comuni dovrà esprimersi sull’ipotesi di un’uscita senza accordo il 13 marzo, ed infine sulla proposta di un rinvio oltre il 29 marzo.

Il vero ostacolo è rappresentato dal cosiddetto backstop, una clausola di salvaguardia, l’ultima soluzione a cui potrebbe ricorrere il governo May per risolvere momentaneamente il problema del confine irlandese.

I Brexiter più accaniti temono che un confine «libero» fra Dublino e Belfast equivalga a frammentare il Paese, sospingendo in tal modo l’Irlanda del Nord nelle braccia degli (ex) partner della Ue.

Sembra, quindi, sempre più forte l’ipotesi di rinvio. Ma la dilazione del processo innesca altre incognite: quanto dovrebbe durare il ritardo rispetto al 29 marzo?

Il Primo Ministro ha delineato le tre scelte possibili, e le relative conseguenze, che si pongono davanti al Regno Unito ad oggi.

Tenersi l’accordo così com’è – Il Regno Unito non ha il potere economico per negoziarne uno migliore.

Lasciare l’UE senza un accordo – Sarebbe peggio della Hard Brexit. I porti si bloccheranno e le compagnie aeree crolleranno a terra senza un accordo commerciale. In pochissimo tempo, cibo e altri generi di prima necessità finiranno.

Rinunciare alla Brexit

La prima conseguenza della Brexit sono state le dimissioni del premier Cameron, il quale ha tentato fino all’ultimo di convincere gli elettori a votare per il Remain.

Il popolo inglese, durante i negoziati, ha manifestato la volontà di rimanere nell’UE: si prospetta l’ipotesi di un ritorno alle urne.

C’è chi sostiene che gli elettori non avessero le idee chiare nel primo referendum sulle difficoltà economiche che la Brexit avrebbe causato.

Il 10 dicembre scorso, la Corte di giustizia Europea ha stabilito che il Regno Unito può revocare la sua domanda di Brexit unilateralmente. In questo caso, nessun altro organismo dell’UE dovrebbe essere interpellato.