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Brusca si è ravveduto? Dopo omicidi, strage di Capaci, bimbo nell’acido…

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giovanni brusca

Giovanni Brusca, l’uomo che ha premuto il tasto del telecomando della strage di Capaci, potrebbe uscire dal carcere e avere gli arresti domiciliari.

Il boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca, ha chiesto di poter terminare la sua pena agli arresti domiciliari. Si è rivolto alla Corte di Cassazione ottenendo dall’Antimafia parere positivo.

Una notizia destina a scatenare polemiche e infatti, proprio stamattina, sull’Adnkronos sono state pubblicate le dichiarazioni di Tina Montinaro, la vedova di Antonio, capo scorta del giudice Giovanni Falcone, morto anch’egli nella strage di Capaci.

“Sa qual è la verità? – dice la Montinaro –  Che il nostro dolore non conta niente. Dicono che uno che ha ammazzato duecento persone e che ha sciolto un bimbo nell’acido si è ravveduto e che potrebbe andare tranquillamente ai domiciliari, quindi quanto vuole che conti il parere dei familiari delle vittime?”.

La ferocia di Giovanni Brusca

Un ferocia, quella del boss Brusca, talmente rinomata all’interno di Cosa Nostra da “meritarsi” gli appellativi di di u verru (il porco), e lo scannacristiani.

Condannato per oltre un centinaio di omicidi, fu arrestato nel maggio del 1996 e dovrebbe finire di scontare la sua pena nel novembre del 2021.

L’uomo, diventato collaboratore di giustizia, oltre a essere ricordato per la strage di Capaci, è anche colui che ordinò il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo (figlio del pentito Santino), strangolato e sciolto nell’acido.

Tra le reazioni alla notizia di un possibile passaggio dal carcere ai domiciliari, oltre a quella della vedova Montinaro, anche le parole di Maria Falcone, sorella del Giudice.

“Fermo restando l’assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione – si legge sul Fatto Quotidiano – voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca”.

Continua: “Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento”.