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Calugi (Fipe): «Siamo al collasso: aziende lasciate nella confusione totale»

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Calugi

Il presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi Roberto Calugi è intervenuto alla Camera dei Deputati sulla situazione della ristorazione.

Le prime parole dell’audizione con cui Calugi ha iniziato il discorso alle Commissioni riunite di Finanza e Attività produttive della Camera sono molto chiare.

«Il settore dei pubblici esercizi come bar, ristoranti, catering, discoteche e stabilimenti balneari è letteralmente al collasso».

A seguito della crisi economica, la decisione di posticipare al primo giugno la riapertura delle attività appare a Calugi del tutto incomprensibile.

«Attività lasciate allo sbaraglio e senza aiuto». Le dure parole del presidente Fipe Calugi

Il presidente prosegue sul monitoraggio effettuato dalla Fipe in merito al decreto liquidità.

«Riteniamo che sia solo un’altra forma di indebitamento, visto che il prestito non è a tasso zero né a fondo perduto. Inoltre la procedura è complessa e non risolve il lungo periodo di chiusura né le necessità delle attività che lavorano esclusivamente col turismo o aperte da pochi mesi».

In questo senso abbiamo già parlato del caso di una giovane imprenditrice di Marina di Carrara che ha aperto un locale da 9 mesi e da 2 è chiuso.

Calugi prosegue parlando della decisione di posticipare l’apertura delle attività ristorative al primo giugno con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

«Il settore ha subito duramente la crisi economica e troviamo la decisione di posticipare l’apertura delle attività al primo giugno incomprensibile. Il rischio è di contabilizzare in tutto il periodo di lockdown 34 miliardi di euro di perdite, il fallimento e la chiusura di 50 mila imprese e la perdita di 350 mila posti di lavoro».

Il presidente Fipe prosegue parlando delle modalità di riapertura e di come le attività siano state letteralmente lasciate allo sbaraglio.

«Non esiste a oggi alcuna indicazione precisa sulle modalità di riapertura da applicare per la fase 2. C’è chi ha parlato di plexiglass, dei metri di distanza, di sanificazioni, di mascherine e occhiali protettivi. La realtà è che le aziende sono state lasciate nella confusione più totale».

Insomma, se il governo non si decide a fare qualcosa di più, il settore rischia di precipitare definitivamente.