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Cinema e videogames: un binomio naturale, ma non sempre fortunato

In principio c’era stata la serie tv I giocattoli della nostra infanzia, titolo originale The Toys That Made Us, docu-fiction statunitense, rilasciata per le vacanze di Natale 2017, da una lanciatissima piattaforma di streaming di nome Netflix. In Europa stava per esplodere, per merito di alcune serie tv di grande impatto e successo mediatico, come Black Mirror e Stranger Things, giusto per fare qualche nome, in termini di best seller di successo clamoroso. Tuttavia la vera forza di Netflix sta proprio in certi prodotti di nicchia, che siano serie animate, documentari o film indipendenti autoprodotti. Il successo della serie dedicata ai giocattoli fu così grande da crearne altre su argomenti simili e o limitrofi, oltre a spingere anche la rivale storica, Prime Video a produrre altri titoli dedicati al mondo delle console e dei PC per gaming, di categoria arcade. Oggi l’offerta legata al tema del gioco include oltre al gaming, anche altri segmenti come gli eSport, giochi elettronici a carattere competitivo e soprattutto le sale da gioco come casinò online NetBet appartenenti invece al circuito del gambling digitale.

Documentari e docu-fiction dedicati al tema della videoludica

Per chi fosse interessato i documentari si chiamano rispettivamente The Commodore Wars. 8-Bit Generation e Easy to Learn, Hard to Master. The Fate of Atari. Entrambi sono bel realizzati e hanno convinto ogni nerd e geek sparso per la rete, visto che il loro ranking è di 4 stelle e mezza su 5. Del resto per un’intera generazione di smanettoni e appassionati di computer e di giochi arcade, parlare di Amiga, Commodore e di Atari, vuol dire aprire il Vaso di Pandora per la videoludica dei primi anni ottanta. Mancherebbero all’appello giusto Sega e Nintendo, ma in quel caso si aprirebbe la solita diatriba che spinge verso un dualismo manicheo: meglio le console di gioco o i primi PC provvisti di joystick?

In realtà sono stati entrambi funzionali e importanti, motivo per cui non è necessario creare questa frattura, anche perché all’epoca era molto più frequente e comune giocare con la solita cassettina presa in edicola che conteneva un numero infinito d giochi per Commodore 64, a 8 bit. Andando avanti, ancora Netflix ha prodotto e lanciato la serie tv, di genere docu-drama High Score. Un format che rientra nella medesima categoria di quelli realizzati da Prime Video, ma ancora più incentrati sulla nascita, l’evoluzione e le problematiche legate al circuito dei videogames tra la fine degli anni settanta e la seconda metà degli anni novanta. A rendere questo prodotto estremamente interessante e godibile c’è il fatto che per la prima volta ascoltiamo e vediamo tutti i protagonisti che hanno realizzato i giochi a cui siamo affezionati. Non solo sviluppatori, ma anche i veri protagonisti, i videogiocatori. Da questo momento in poi cambierà molto per gli appassionati di giochi, anche da quando fanno la loro comparsa i siti di gioco come Casino777 legato al discorso del gambling online digitale.

I film della nostra infanzia ispirati al tema del gaming

Ed è qui che ci possiamo collegare con alcuni film a tema gaming. Ricordate il piccolo gioiello che risponde al nome di The Wizard, film del 1989 diretto da Todd Holland con un nutrito cast dove spiccano i nomi di Fred Savage, Tobey Maguire, Christian Slater e Beau Bridges? Un film ora un po’ dimenticato, ma importante in termini di produzione per quanto riguarda il discorso relativo al cosiddetto product placement, visto che dietro la pellicola c’era proprio la Nintendo. Nintendo che quattro anni dopo sarà protagonista (per via indiretta) del flop commerciale di Super Mario Bros, film che oggi potrebbe essere rivalutato in sede critica, ma che non ebbe affatto il successo sperato, all’epoca. Eppure le premesse erano tutte molto valide. Si parla di uno dei giochi da console e da PC più fortunati di sempre. Oggi stanno venendo fuori pellicole di successo dedicate al mondo dei videogames, ma c’è da ricordare come per lungo tempo questo tema venisse considerato di nicchia e non certo appetibile per un pubblico generico e mainstream, come quello attuale che accede quotidianamente ai canali di streaming di Disney Plus, Prime Video e soprattutto di Netflix.