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Aumento dell’Iva dal 22 al 25%, Conte: «Non sarà facile ma lo eviteremo»

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aumento dell'iva

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ammette che evitare l’aumento dell’Iva non sarà un’impresa facile, ma ribadisce l’impegno per riuscirci.

Oggi a Roma all’assemblea di Rete Imprese Italia, Conte ha spiegato quali saranno le soluzioni a cui il governo ricorrerà per scongiurare il rialzo dell’Iva.

Il presidente dichiara: “Occorre disinnescare le clausole di salvaguardia previste. Stiamo studiando una profonda azione di spending review che riordini la giungla di tax expenditures“.

E precisa : “La struttura del nostro sistema fiscale è molto complicata, bisogna potenziare gli sforzi nella lotta all’evasione fiscale”.

No aumento dell’Iva grazie al recupero dall’evasione e Flat Tax

La prossima manovra di bilancio parte già con una pesante eredità del passato: 23 miliardi di clausole di salvaguardia che scatteranno a inizio 2020.

Ciò avverrà principalmente attraverso un aumento dell’aliquota Iva dal 10% al 13% (su carni, pesce, energia elettrica e gas metano per uso domestico).

E dal 22% al 25% su altri consumi quali abbigliamento, calzature, detersivi, elettrodomestici. Perché non scatti questa stretta, servono coperture alternative.

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Neanche un mese fa, la risoluzione di maggioranza al Documento di economia e finanza, impegnava il governo proprio a trovarle.

Ma Conte ribadisce quella sua dichiarazione, precisando di “non aver mai messo in dubbio che eviteremo l’aumento dell’Iva“.

A questo scopo, grazie al riordino delle spese fiscali (Tax Expenditures), il Governo sta studiando una profonda azione di spending review.

Ciò permetterà di combattere l’evasione fiscale, una piaga economica e sociale che aggrava la pressione fiscale effettiva a carico dei contribuenti onesti.

Un’ulteriore priorità, su cui il governo ha lavorato, è la riduzione del carico fiscale per le imprese: l’introduzione in legge di Bilancio della Flat tax.

Al 15% per le partite Iva fino a 65mila euro di ricavi, e al 20% per piccole imprese e autonomi con redditi tra 65mila e 100mila euro di ricavi.

Gli effetti arrivano, infatti nei primi tre mesi di quest’anno sono state aperte oltre 196mila nuove partite Iva, di cui la metà ha aderito al regime forfettario.