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Convegno “negazionista”: come denigrare gli esperti che non si allineano

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convegno negazionista

Convegno negazionista, così ne hanno parlato quasi tutti i media nazionali – dai talk televisivi ai giornali – dell’incontro sul Covid organizzato da Sgarbi. 

“Sono veramente schifato dal leggere sui quotidiani che, per avere partecipato al convegno in Senato di ieri, sono stato definito “negazionista”.

Sono le parole dell’infettologo Matteo Bassetti che risponde alle critiche sulla sua partecipazione al convengo organizzato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi.

“Io che ho passato negli ultimi 5 mesi centinaia di ore ad assistere i malati Covid in ospedale e fuori (1500 in totale) – dice l’infettivologo – che ho avuto l’onore e I l’onere di essere capitano del “dream-team” del Policlinico SaN Martino sul Covid, che ho coordinato un gruppo di ricerca che ha prodotto 20 articoli scientifici sui vari aspetti diagnostici e clinici in soli 3 mesi, che ho sperimentato nuovi farmaci e potrei continuare ancora a elencare altri attività cliniche svolte sul tema”.

L’infettivologo Matteo Bassetti

Dopo aver preso le distanze per quello che è stato detto e fatto da alcune persone invitate al convegno, Bassetti sottolinea: “Resta il fatto però che oggi anche alcuni colleghi hanno avuto il coraggio di definire me e altri, solo perché invitati ieri in Senato, anti-scientifici”.

Conclude: “È probabile che uno di loro, essendo ormai vicino alla pensione , non abbia né tempo né voglia di leggere la letteratura scientifica. Se guardasse le pubblicazioni in Pubmed digitando “Bassetti M” avrebbe un’idea diversa e magari imparerebbe qualcosa”.

Tra i critici del convegno il professor Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano. “Messaggio inadeguato, con elementi di evidente pericolosità” ha detto Galli, per il quale “nessuno aveva titolo a parlare del virus”.

“Convegno negazionista”: Clementi e Zangrillo rispondono alle critiche

Secondo il virologo Massimo Clementi, dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, quelle del collega Galli sono dichiarazioni che “suonano realmente offensive verso alcuni colleghi che si impegnano scientificamente in questa pandemia quanto lui e forse più”.

E ancora: “Su che base ha titolo per dire chi può esprimere opinioni di tipo scientifico? C’è chi sta pensando a un’azione legale. Per me queste parole scivolano via e, come dicevo, non mi sorprendono”.

Come se non bastasse, il 90% dei quotidiani ha commentato il convegno adoperando l’aggettivo negazionista, suscitando anche la reazione di Alberto Zangrillo, prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“Essere definito negazionista – ha detto Zangrillo all’Adnkronos – dopo aver visto personalmente ognuno dei circa 1.200 malati curati al San Raffaele, dopo aver lavorato notte e giorno fino al 18 aprile nelle 5 rianimazioni dell’ospedale e dopo aver personalmente trasportato malati gravissimi nel mio reparto, mi porta a considerare gli autori delle accuse quali persone in malafede, che si espongono al rischio di querela per diffamazione”.