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Corinaldo: esiste una banda del peperoncino ma nessuno ne può parlare

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Corinaldo

Corinaldo, ormai tutti conoscono questa cittadina delle Marche per quello che è accaduto al concerto del rapper Sfera Ebbasta.

Le ipotesi che sono state lanciate dai media e dal governo sono molteplici: biglietti venduti in surplus, la capienza della discoteca non era adatta a quel tipo di concerto e così via.

Paolo Sensini è uno scrittore e relatore in più conferenze sul tema della Siria, del terrorismo e delle primavere arabe.

Tra i suoi libri troviamo titoli molto interessanti come: Siria strategia del caos sotto i nostri occhi, Libia da colonia italiana a colonia globale, ISIS mandanti registi e attori del “terrorismo internazionale”.

Altre opere sono: Sowing chaos Libia in the wake of Humanitarian intervention, Dividi et impera ed il famosissimo Libia 2011.

Sensini sul suo profilo Facebook posta una foto con una didascalia molto interessante dove spiega chi sono, come agiscono e sopratutto perchè operano così i membri della “banda del peperoncino”.

Questa notizia, ovviamente, viene oscurata dai mass media perché potrebbe essere scomoda.

Il post è stato scritto pochi minuti fa e ve lo riportiamo integralmente senza nessuna modifica.

Corinaldo: ecco chi sono gli artefici del caos

Tutti i media tacciono accuratamente un piccolo «particolare» riguardante la strage nella discoteca di Corinaldo, anche perché l’Ordine dei Giornalisti, guardiano supremo del politicamente corretto, vigila affinché non ne venga fatta alcuna menzione.

E i giornalisti, non certo famosi per essere dei cuor di leone, si guardano bene dal parlarne.

Ma è noto tra gli inquirenti che la gang del peperoncino urticante sia composta da stranieri, nel caso in oggetto da africani e nordafricani che usano questa tecnica abitualmente.

È da oltre un paio d’anni che agiscono, seminando il panico in discoteche e concerti dei rapper più seguiti.

Scelgono un obiettivo da una lista di eventi, si mischiano fra pubblico e avventori, rapinano catenine, portafogli e smartphone.

Predano tutto ciò che c’è da rubare. E per coprirsi la fuga spruzzano spray con sostanze accecanti e stordenti.

Nel covo di uno dei capetti della banda dello spray la polizia ha trovato un arsenale di bombolette insieme con una mappa dei concerti in programma in città e in tutto il Nord.

Ma non è finita: il capobanda era in contatto con il suo omologo torinese, Sohaib Bouimadaghen, detto «Budino», in carcere per la notte del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo, a Torino: davanti al maxischermo per la finale di Champions lo spray, e il panico, fecero un morto e 1.526 feriti. Come si deduce da una conversazione whatsapp intercettata fra Hamza Belghazi, 20 anni, anch’egli in carcere per piazza San Carlo, e la fidanzata: «Amore, questo posto fa schifo ci sono genovesi, bolognesi, milanesi».

Ma non si riferisce ai clienti di una discoteca di Forte dei Marmi, annotano i poliziotti: «Belghazi si lamenta della presenza di altre batterie di rapinatori africani».

Troppa concorrenza di altre «risorse», dunque meglio spostarsi in discoteche meno affollate delle Marche dove si poteva agire più liberamente…