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Coronavirus e aviaria, Cina senza tregua: abbattuti 20mila polli

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coronavirus e influenza aviaria
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La Cina sembra non avere tregua. Mentre continua la lotta per arginare il coronavirus, un’altra minaccia torna attuale: l’influenza aviaria.

Proprio adesso che il coronavirus sta mettendo a dura prova la Cina, in due regioni si è presentata nuovamente l’influenza aviaria.

Due ceppi della malattia, l’H5N1 e l’H5N6 stanno causando non poche preoccupazioni.

Per i volatili è considerata altamente trasmissibile, con una mortalità molto alta. Sebbene la malattia non infetti facilmente l’uomo e il contagio tra uomini sia poco probabile, può essere fatale.

Influenza aviaria e coronavirus: i numeri

La notizia dello scoppio di casi di influenza aviaria arriva proprio nel periodo in cui si sono registrati più contagi e morti da coronavirus, alimentando le paure.

Già il primo febbraio il ministero dell’Agricoltura cinese aveva riferito di un focolaio di influenza aviaria nella città di Shaoyang, nella provincia dell’Hunan, a circa sei ore da Wuhan.

Da quanto dichiarato, 4.500 dei circa 7.800 polli di una fattoria sono morti a causa dell’influenza aviaria H5N1. I funzionari locali hanno dovuto abbattere più di 18.000 polli della provincia, nel tentativo di contenere la malattia.

Ieri il ministero dell’Agricoltura ha annunciato un nuovo focolaio di influenza aviaria, con ceppo H5N6, a Nanchong, nella provincia del Sichuan. Quasi 2.000 esemplari di un allevamento di pollame sono stati uccisi.

Come nel caso precedente, le carcasse dei polli malati e di quelli uccisi per contenere la malattia sono state smaltite in modo sicuro.

Mentre la speranza che l’intervento tempestivo delle autorità cinesi abbia arginato una possibile epidemia di influenza aviaria, per il coronavirus i dati non sono così confortanti.

Solo ieri, in Cina, hanno segnalato altri 3.062 casi facendo salire il totale della diffusione del virus cinese a oltre 40.000 in tutto il mondo.

Il bilancio delle vittime a oggi è di 910 persone, di cui due al di fuori della Cina, una a Hong Kong e una nelle Filippine.