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Coronavirus, siamo diventati i cinesi d’Europa: parla un italiano da Parigi

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coronavirus in europa

Dopo il dilagare dei contagi da coronavirus registrati nel nostro Paese, c’è stata una chiusura da parte dell’Europa verso l’Italia.

Sono diversi i Paesi, europei e non, che hanno introdotto delle restrizioni per tutti coloro che arrivano dall’Italia e che sconsigliano viaggi nel nostro Paese.

Tra questi troviamo la Francia. In un’informativa diramata dal Ministero della Salute francese sono consigliate alcune raccomandazioni da seguire nei quattordici giorni successivi al rientro dal Nord Italia e da altri luoghi colpiti dal virus cinese.

Tra queste: monitorare eventuali sintomi, indossare una mascherina, misurare la febbre, stare lontano da luoghi pubblici e da persone fragili (anziani e donne incinte), lavorare da casa se possibile e tenere i bambini lontani dalle scuole.

La diffidenza che sta crescendo attorno all’Italia ha colpito anche il calcio. Il sindaco di Lione ha dichiarato di non volere tifosi italiani nello stadio della città che ospita la partita di Champions League Lione – Juventus.

Questa affermazione ha scatenato la reazione di Sarri che nella serata di ieri sera ha detto: «Il coronavirus è un problema europeo, non italiano: da noi sono stati fatti 3.500 tamponi e abbiamo un certo numero di positivi. In Francia ne avete fatti 300 e ne avete molti meno».

A oggi i contagi da coronavirus sono in aumento in tutta Europa e l’Italia sembra essere diventata la sola causa di questa diffusione.

Coronavirus in Europa: la testimonianza di un italiano in Francia

Abbiamo contattato un italiano, ingegnere informatico, che vive a Parigi da 15 anni, dove lavora come programmatore freelance per una televisione francese.

La prima cosa che ha voluto sottolineare: «I francesi amano gli italiani e l’Italia, al contrario di quello che si dice nel nostro Paese. Abbiamo una considerazione superiore rispetto a tutti gli stranieri. Se sei italiano hai già qualche punto in più. Certo non è mancata qualche presa in giro dopo gli ultimi avvenimenti».

Dalla sua testimonianza è emerso che fino a oggi, in Francia, non sono state adottate particolari misure di sicurezza, a parte quelle di igiene consigliate dal Ministero della Sanità e la quarantena per chi rientra dai Paesi colpiti dal coronavirus.

«I miei colleghi seguono con interesse l’argomento. Ci sono tante trasmissioni televisive che dedicano spazio al coronavirus, proprio come è successo in Italia prima dei primi contagi», racconta.

Forse è solo una coincidenza ma proprio oggi, nel giorno in cui la Francia ha registrato la prima morte di un francese per coronavirus, la sua azienda ha preso informazioni sui suoi viaggi.