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Crepet piange in diretta a Tagadà: «Siamo morti tutti, siamo morti dentro»

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Paolo Crepet, ospite a Tagadà, si è commosso parlando dello stop alle visite nelle RSA: «Bisogna dare dignità alla morte».

Nella puntata di ieri di Tagadà, in onda su La7, è stato toccato il tema dei morti nelle RSA che sta colpendo tutta Italia.

Sono stati intervistati alcuni dei parenti degli anziani nelle case di cura. «Nel momento in cui hanno più bisogno di noi, non ci siamo. L’allontanamento forzato senza potergli tenere nemmeno la mano è la cosa peggiore».

Sulla questione è intervenuto lo psichiatra Paolo Crepet: «Sono indignato perché quelle morti erano prevedibili e potevamo evitarle».

Paolo Crepet si commuove parlando delle RSA

Crepet non ha nascosto la sua delusione nella gestione di queste strutture. «Ma come è possibile che non ci sia stata una riorganizzazione, hanno avuto 5 mesi per farlo».

Lo scrittore ha criticato la decisione di alcune RSA di vietare le visite agli anziani, specialmente a coloro che non potranno vedere più i loro cari. «Bisogna dare dignità alla morte perché una civiltà si misura su questo».

Una soluzione per Crepet poteva essere una parete fatta da un doppio vetro dove poter dare la possibilità agli anziani di poter salutare i parenti per l’ultima volta.

«Se non diamo questa possibilità siamo morti tutti, non solo quelli delle RSA. Siamo morti dentro».

Ha poi parlato in particolare della decisione della Regione Lombardia di vietare gli ingressi nelle case di cura, restrizione stabilita da Attilio Fontana.

Le visite saranno possibili solo con «l’autorizzazione del responsabile medico, ovvero del Referente Covid 19 della struttura stessa (esempio: situazioni di fine vita) e, comunque, previa rilevazione della temperatura corporea all’entrata e l’adozione di tutte le misure necessarie ad impedire il contagio».

Crepet è scoppiato in lacrime: «Perbacco, potevano fare una sala – vogliamo dire una cosa brutta? – una sala dell’addio. Porca miseria».

Ha concluso l’intervento lasciando intendere che all’interno di queste strutture circolano milioni di euro. Era quindi possibile trovare una soluzione sa ci fosse stata la volontà di farlo.