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Dipendenti discriminati perché senza vaccino: trattati da subumani – Video

Alcuni dipendenti di un’azienda del nord Italia sono stati discriminati perché hanno scelto di munirsi di Green Pass da tampone, così come previsto dalla legge.

Nel video denuncia si vede la loro nuova aera di lavoro, un deposito di materiali industriali, rottami e scrivanie improvvisate. Ambienti molto sporchi e per niente igienizzati.

“Discriminati perché in possesso del green pass da tampone e non da vaccinosi legge in una nota dei dipendenti riportata dall’Ansa.

Dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di Green pass sui luoghi di lavoro, l’azienda lombarda ha inviato una comunicazione ufficiale in cui si legge che l’ingresso in sede è consentito solo ai vaccinati.

Dipendenti discriminati perché non non vaccinati

La presente per ricordare ai Sigg. Dipendenti che l’accesso nella sede di Via XXX è consentito solo con il Green Pass da vaccino in corso di validità. Pertanto i lavoratori non provvisti di tale certificazione potranno accedere alla sede ubicata in Via XXX presentando Green Pass da tampone in corso di validità”.

L’azienda ha anche imposto ai dipendenti vaccinati e a quelli tamponati di non avere contatti: “In mancanza di osservazione di tale regola i dipendenti potranno essere disciplinarmente puniti con una contestazione da parte della Direzione”.

Del caso ne hanno parlato a Mattino 5, dove tra gli ospiti in collegamento c’era anche Diego Fusaro.

“Abbiamo visto scene che mai avremmo voluto vedere” ha commentato il filosofo. “Sono forme di discriminazione che offendono il lavoro, offendono la dignità delle classi lavoratrici”.

Per Fusaro la salute e la sicurezza sono importanti ma non possono giustificare queste forme di discriminazione.

“La Costituzione prevede la tutela della salute ma prevede altresì il diritto al lavoro in condizioni dignitose. Se vogliamo davvero rispettare la Costituzione dobbiamo rispettare tutte le sue istanze”. 

Poi ha aggiunto: “Il servizio che avete mandato in onda mostra come siano ampiamente in discussione le condizioni di un lavoro dignitoso e anche sicuro”.