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Il documento della vergogna: in piena emergenza si pensa ai soldi del Mes

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emergenza coronavirus

Siamo in piena emergenza coronavirus e, tra tutti i Paesi europei, l’Italia è la nazione ad avere più casi. Noi però abbiamo fatto controlli e tamponi a migliaia di persone. Gli altri Paesi europei avranno fatto lo stesso?

Dall’ordine del giorno dell’Eurogruppo del prossimo lunedì apprendiamo che verrà discussa prima l’approvazione del MES, poi il backstop per mettere al sicuro le banche tedesche e, infine, l’emergenza coronavirus.

Insomma, l’epidemia in corso, che secondo gli esperti sta causando migliaia di contagi e centinaia di vittime, non è una priorità dell’Eurogruppo.

Emergenza coronavirus? Prima il MES.

A sollevare perplessità sulla vicenda è Alessandro Di Battista, che pubblica il documento su Facebook e commenta la scelta in maniera critica.

“Non è accettabile. L’Eurogruppo ha il dovere di discutere e assumere decisioni rispetto agli aiuti necessari al nostro Paese e al resto d’Europa in questo momento di emergenza”.

Secondo Di Battista in questo momento di emergenza l’Europa dovrebbe occuparsi di “rafforzare i sistemi sanitari, sostenere gli investimenti pubblici e privati e introdurre sistemi di indennizzi per le imprese costrette alla chiusura o che hanno perso quote significative di ricavi a causa del coronavirus”.

Un ordine del giorno, quello stabilito dall’Eurogruppo, “da considerarsi oltraggioso”, scrive Alessandro. Poi torna a parlare di MES: “L’unica risposta possibile è, dunque, un rigetto ancor più rigido e radicale del trattato da parte del nostro Stato”.

Ricorda che il nostro Paese “è il terzo azionista-contributore di un fondo a cui potrebbe accedere solo a determinate e onerose condizioni”. Per l’Italia stiamo parlando del 17,9%, equivalente a circa 16,3 miliardi di euro.

Nessun dubbio per Di Battista: “L’Italia deve avanzare una sola richiesta per il prossimo Eurogruppo: lo stralcio della discussione sul MES e l’inserimento, come unico punto possibile, dell’emergenza coronavirus. Se così non fosse, spetterà al Parlamento italiano porre la parola fine a questa discussione non approvando la ratifica”.