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Salute

Dottor Montanari: «Test sui vaccini? Approfittano della credulità popolare»

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dottor stefano montanari vaccino

Il dottor Stefano Montanari ha risposto ad alcune domande su un tema di grande attualità come quello dei vaccini.

Nel periodo che stiamo attraversando, uno degli argomenti più discussi riguarda le vaccinazioni e in particolare quella contro il coronavirus.

Ne abbiamo parlato con il dottor Stefano Montanari, autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia, della chirurgia vascolare, della pneumologia e progettista di sistemi e apparecchiature per l’elettrofisiologia.

Montanari è autore di numerose pubblicazioni scientifiche e dal 2004 è direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, dove collabora con la moglie e scienziata Antonietta Gatti.

L’intervista

Wikipedia dà questa definizione di vaccino: «Preparazione artificiale costituita da agenti patogeni opportunamente trattati (e parti di essi) somministrata con lo scopo di fornire un’immunità acquisita». È ancora corretto definire vaccini ciò che stanno preparando contro il coronavirus?

E chi lo sa? Nessuno è in grado di dire che cosa si stia realmente facendo. Una cosa è certa: c’è una corsa in atto da parte di un numero imprecisato di aziende perfettamente coscienti del fatto che con un investimento minimo e senza responsabilità civili o penali possono arrivare ad ottenere guadagni impossibili in qualunque altra maniera.

Altra cosa nota è che i preparati su cui si sta lavorando andranno a modificare il patrimonio genetico del ricevente. Che cosa ne uscirà in effetti a breve e, soprattutto, a lungo termine non lo sa nessuno.

Resta il fatto che, ad oggi, il famoso virus non l’ha isolato nessuno. Ancora, già è stato dichiarato che i vaccini conterranno dei traccianti, e qui si dovrebbero fermare tutti.

Cosa sono questi traccianti e perché sarebbero pericolosi?

Si tratta di sostanze capaci di segnalare ad un rilevatore esterno come, ad esempio, un’applicazione particolare di un cellulare, se è avvenuta la vaccinazione. Con la stessa tecnologia si possono inserire e richiedere infinite informazioni.

Dal punto di vista della reazione da parte dell’organismo non c’è esperienza e, proprio per questo, il principio di precauzione che per noi è legge ma nessuno la rispetta perché non fa comodo rispettarla, la pratica deve essere vietata. L’altro problema è quello della privacy calpestata.

Stefano Montanari: “Stiamo giocando a fare gli apprendisti stregoni”

L’articolo 13 della Convenzione di Oviedo recita: «Un intervento che ha come obiettivo di modificare il genoma umano non può essere intrapreso che per delle ragioni preventive, diagnostiche o terapeutiche e solamente se non ha come scopo di introdurre una modifica nel genoma dei discendenti». I nuovi vaccini o i vaccini 2.0 potrebbero modificare il genoma dei discendenti? Se sì, in che modo?

Non c’è nessuna esperienza in proposito, ma non vorrei che bisognasse aspettare la discendenza. Quello che è indubitabile è che stiamo giocando a fare gli apprendisti stregoni.

Recentemente lei ha scritto: «nessun vaccino è mai stato sperimentato e nessuno è sperimentabile». Può spiegarci meglio cosa intende?

L’ho spiegato decine di volte e, comunque, la cosa è ampiamente nota a chiunque conosca l’argomento e non l’abbia cancellato per motivi d’interesse. Cerco di riassumere e di essere semplice, trascurando i trucchi, peraltro noti, degli sperimentatori.

Quando si sperimenta un farmaco terapeutico, cioè volto a guarire o a mitigare una malattia, si prende un gruppo sufficientemente numeroso di malati e lo si divide in due sottogruppi. Ad uno si somministra il farmaco in sperimentazione e all’altro il placebo, vale a dire qualcosa che apparentemente è identico al farmaco ma che non contiene il principio attivo.

La sperimentazione

Nessuno sa che cosa assume e nemmeno gli sperimentatori devono esserne al corrente. Alla fine del periodo di prova prestabilito si apre una busta in cui è contenuta l’indicazione di che cosa ci fosse effettivamente in ciò che è stato somministrato rispettivamente ad ognuno dei sottogruppi e si valutano i risultati, sperando che il farmaco sia più efficace del placebo, cosa che non sempre è vera.

Questo non è possibile con un vaccino, dato che questo farmaco si rivolge non a dei malati come nel caso appena descritto ma a dei soggetti sani che non si devono ammalare e che il vaccino dovrebbe fare in modo di non fare ammalare.

In partenza ci si comporta come nel caso del farmaco terapeutico, ma ci si trova di fronte a diversi problemi. Il primo è che, mentre nel primo caso tutti erano ammalati, in questo non è affatto detto che i partecipanti che, ricordiamolo, devono essere sani, si ammaleranno o, meglio, si ammalerebbero senza il vaccino in prova.

E, allora, si deve ricorrere a un numero altissimo di partecipanti per ridurre statisticamente l’errore. Ma esistono malattie particolarmente infettive (es. il morbillo), altre che lo sono poco (la lebbra) e altre che infettive non sono affatto (il tetano), il che causa ulteriori difficoltà di valutazione, specie per certe malattie virali quando c’è un virus che muta velocemente cambiando caratteristiche.

Altro problema (ma ce ne sono parecchi) è che nessuno può stabilire in quanto tempo chi si ammalerebbe comunque cadrebbe effettivamente ammalato. E, allora, ecco che l’esperimento deve durare tempi lunghissimi, per aspettare che le probabilità che la malattia sia contratta si alzino.

Stefano Montanari spiega gli effetti collaterali

Per ciò che riguarda gli effetti collaterali, poi, se mai si facesse una sperimentazione, si possono valutare al massimo quelli a breve termine, mentre quelli che sopravvengono nel tempo sono trascurati, anche perché non si sa quali siano e quando possano eventualmente manifestarsi.

Dunque, di fatto, non si fa assolutamente niente oggi esattamente come non si è mai fatto nulla in passato, e chi racconta di vaccini in sperimentazione sta semplicemente approfittando dell’ignoranza e della credulità popolare.

Ogni anno, nella stagione invernale, l’influenza colpisce milioni di italiani. Cosa pensa che succederà tra qualche mese?

Nessuno può dirlo perché l’influenza annuale arriva a causa di diversi ceppi che mutano velocemente. Personalmente penso che il vaccino farà molti più danni della malattia, se non altro facendo ammalare persone che non si sarebbero ammalate altrimenti, il che non è affatto raro. Ma la mia è solo un’opinione. Foto Montanari: YouTube – Foto vaccino: YouTube