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Elisabetta Trenta resta nella casa da ministro: “Tutto regolare”

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elisabetta trenta

“Ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?”. Sono le dichiarazioni dell’ex ministro della difesa, Elisabetta Trenta, rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera.

L’esponente grillina ha scelto di mantenere la residenza nell’appartamento che le era stato assegnato quando era al governo.

Di poche ore fa un lungo post Facebook nel quale si difende da accuse a suo giudizio infondate. “Leggo e vedo strumentalizzazioni di ogni nei miei confronti. Da ministro avrei potuto usufruire di un alloggio di rappresentanza (ASIR). Non l’ho chiesto”

Per l’ex ministro è tutto regolare: “Ho deciso di usufruire di un alloggio di servizio, come qualsiasi altro militare. Nessuna legge è stata violata e sono pronta a sporgere querela verso chi dice il contrario. Si vuole per forza colpirmi e, d’accordo, ci sono abituata, affronterò anche questa”.

Il marito di Elisabetta Trenta.

“E’ per caso mio marito la colpa? Perché si, come molti sanno, oltre ad essere io una militare ho anche un marito soldato. È questa la colpa? È una colpa essere sposata con un uomo che ha giurato al Paese come ho fatto io stessa?

Poi precisa che quell’alloggio spetta al marito di diritto e dunque “dove sarebbe la questione di opportunità politica? O mi sarei dovuta separare da lui? per far felice chi?”.

“Oggi – continua la Trenta – ci troviamo di fronte a una montatura mediatica senza precedenti, che ha dei precisi mandanti. Gli stessi che ieri hanno diffuso un documento interno alla nostra intelligence sul mio conto. Vi invito ad aprire gli occhi. La mia coscienza è a posto. Se qualcuno pensa di intimorirmi ha capito male”.

E conclude: “Quella casa è stata attribuita a mio marito con una procedura regolare. Posso andare a dormire sul divano, se qualcuno ci tiene, ma da che mondo e mondo due persone sposate vivono sotto lo stesso tetto. Anche se in passato una delle due ha avuto l’onore e, nella fattispecie, anche la “sfortuna” di fare il ministro.