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Salute

New Delhi, 31 decessi sospetti in Toscana: ecco come difendersi

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batterio new delhi

Sta generando non poche preoccupazioni l’enzima New Delhi che in Toscana, tra novembre 2018 e agosto 2019, è sospettato di aver provocato 31 decessi.

Cos’è. In gergo medico lo chiamano NDM, acronimo di New Delhi Metallo beta-lactamase ed è un’enzima che ultimamente si è fatto conoscere per i casi in Toscana.

NDM è prodotto da alcuni batteri dell’intestino e deve la sua pericolosità a al meccanismo di antibiotico resistenza con cui fortifica i batteri.

Hanno rivelato la sua presenza in una variante di Klebsiella, batterio farmacoresistente che può provocare infezioni e sepsi.

La mortalità per chi sviluppa l’infezione da NDM è di circa il 40%, percentuale che ritroviamo nei casi in Toscana anche se c’è da sottolineare che tutti i decessi riguardavano pazienti con patologie pregresse.

Sintomi. L’infezione si manifesta con: febbre, dolori al torace, polmonite, eruzioni cutanee improvvise, infezioni del tratto urinario e in alcuni casi anche con disturbi gastrici. In caso di patologie esistenti l’infezione può aggravarsi.

Chi viene colpito. Colpisce soprattutto in ambito ospedaliero, soggetti immunodepressi come i pazienti sottoposti a chemioterapie o anziani malati.

I portatori dell’enzima New Delhi scoperti negli ospedali sono 708 ma solo 75 di questi ha sviluppato l’infezione.

Come difendersi dall’enzima New Delhi

Secondo la rivista britannica Medical News Today non tutti i soggetti che vengono a contatto con l’enzima diventano portatori e non tutti i portatori sviluppano l’infezione.

Il contagio avviene per contatto quindi la prima arma di difesa è l’igiene come: lavare le mani o usare strumenti monouso nelle strutture ospedaliere.

L’abuso di antibiotici invece ne favorisce la prolificazione in quanto imparano a “immunizzarsi” e diventano così resistenti ai farmaci.

Il caso della Toscana. Da novembre 2018 in Toscana hanno riscontrato una significativa diffusione dell’enzima, specialmente nell’area nord-ovest.

A maggio 2019 l’Assessorato alla Salute ha costituito un’unità di crisi che ha prodotto un documento con indicazioni volte a contrastare la diffusione dei batteri con geni NDM.

Il direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza dichiara all’Adnkronos Salute: «Il fatto è che questi microrganismi passano da un ospedale all’altro anche attraverso i pazienti».

«L’Italia poi è maglia nera in Europa per il fenomeno dell’antibiotico resistenza – continua Rezza – e le terapie intensive di tanti ospedali in tutta la Penisola sono stati pesantemente colpiti in passato da ceppi di Klebsiella multiresistenti. Il problema c’è e dobbiamo affrontarlo».