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Fake news, l’Italia come l’Ungheria: governo decide cos’è vero e cosa no

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task force contro le fake

Arriva la task force contro le fake news sul coronavirus e a organizzare l’Unità, che dovrebbe monitorare le notizie false, c’è il sottosegretario con delega all’Editoria Andrea Martella.

“Uno strumento per combattere la disinformazione – ha dichiarato Martella – che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagioCome già annunciato nei giorni scorsi, questo era un passaggio doveroso, a fronte della massiccia, crescente diffusione di disinformazione e fake news relative all’emergenza COVID-19″.

Secondo quanto riportato dal sottosegretario, tra i vari compiti dell’Unità ci sarà l’analisi delle modalità e delle fonti che generano e diffondono le fake news, il coinvolgimento di cittadini e utenti social per rafforzare la rete di individuazione e il lavoro di sensibilizzazione attraverso campagne di comunicazione.

“Tutto questo in stretta collaborazione con Agcom, Ministero della Salute, Protezione Civile e avviando partnerships con i soggetti del web specializzati in fact-checking, i principali motori di ricerca e le piattaforme social”.

Gli “esperti” della task force contro le fake news

Ecco gli esperti che faranno parte del gruppo di lavoro: Riccardo Luna, Francesco Piccinini, David Puente, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Roberta Villa, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo.

Una notizia che però non è piaciuta a Giorgia Meloni, leader di FDI, che ha parlato di una “eccessiva disinvoltura nelle limitazioni delle libertà fondamentali”.

In effetti la scelta di istituire una task force sul coronavirus è abbastanza singolare, per tre motivi. Il primo perché, soltanto qualche giorno fa, buona parte dei quotidiani nazionali criticava aspramente la scelta del premier ungherese Orban relativa al bavaglio dell’informazione.

Il secondo riguarda appunto il bavaglio: sarebbe infatti utile capire cosa s’intende per fake news dal momento che da più di un mese siamo alle prese con virologi che dicono tutto e il contrario di tutto.

Il terzo e certamente più rilevante motivo riguarda la sospensione momentanea del Foia (Freedom of Information Act), ovvero l’impossibilità di accedere agli atti amministrativi.

A cosa serve il Foia? Lo dice il sito del Ministro della Pubblica Amministrazione: “L’ordinamento italiano riconosce la libertà di accedere alle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni come diritto fondamentale”.

Ovvero: “Giornalisti, organizzazioni non governative, imprese, i cittadini italiani e stranieri possono richiedere dati e documenti, così da svolgere un ruolo attivo di controllo sulle attività delle pubbliche amministrazioni”. Si chiama trasparenza. Cioè, si chiamava.

Insomma, cari italiani, se da una parte vi dicono che decideranno cosa si può dire e cosa no, dall’altra si preoccupano di nascondere gli atti della pubblica amministrazione.