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Fassina: autogol clamoroso grazie a pressing di Maglie, studio muto. Video

Scontro tra Maria Giovanna Maglie e Stefano Fassina, che alla fine ammette: “Certo, Green Pass misura approssimativa”. 

“La mia libertà non finisce dove cominciano le tue ossessioni”. Lo ha detto Maria Giovanna Maglie ospite da Omnibus, programma in onda su La7.

La conduttrice ha chiesto cosa intendesse per ossessioni. “L’ossessione che sia soltanto il vaccino portatore di soluzione quando si è visto che lo è solo parzialmente” ha risposto la Maglie.

E ancora: “L’ossessione che un non vaccinato per entrare in qualunque posto, pubblico o di lavoro, deve esibire comunque un tampone fatto entro 48 ore” che, evidentemente, “è più sicuro di chi abbia un Green Pass vecchio di sei mesi”.

Poi ha aggiunto: “Non so come fate voi a La7 ma altre televisioni, come Mediaset, vogliono il tampone fatto 48 ore prima, perché così si cautelano. La contraddizione è alle stelle, diciamoci la verità”.

Fassina ammette che il Green Pass è una misura di approssimazione

Il bello arriva subito dopo, quando Stefano Fassina ha detto che non esiste nessuna contraddizione. “Certo che c’è – ha replicato Maria Giovanna Maglie – non solo devo avere il Green Pass ma devo avere pure il tampone. Allora è più sicuro il tampone, mi pare evidente”.

“Ma certo – ha ammesso l’ex viceministro dell’Economia – il problema è che non puoi tamponare 50milioni di persone ogni giorno. È evidente che il Green Pass è un’approssimazione”.

Maria Giovanna Maglie ha quindi sottolineato il paradosso: “Ci si fida completamente di un’approssimazione e si criminalizza una non approssimazione o un’approssimazione infinitamente minore”.

In effetti, se tutti ammettono che il tampone è più sicuro, come può, qualcuno, ipotizzare il Green Pass solo per i vaccinati? Interessa la sicurezza o interessa altro?

Vaccini anti covid per i bambini, Maglie: “Un abominio”

La critica. “LASCIENZA mi ripugna” ha detto l’opinionista. “La scienza che dubita, ricerca, non pensa ma sperimenta e non esprime opinioni politiche, cioè quella che non c’è più in Italia, quella mi piace da morire”.

Verso la fine del suo intervento la Maglie ha invitato i suoi interlocutori a non usare più il termine immunizzazione per il vaccino.

“Non è corretto. Non lo è rispetto al fatto che dopo alcuni mesi si abbassa l’indice di sicurezza; che comunque anche con il vaccino devi andare in giro con la mascherina (con i danni che comporta) e seguire il distanziamento e tutto il resto”.

Durissimo anche il giudizio sulle vaccinazione per i bambini: “Un abominio. Nessuno ha tenuto in considerazione che questa è una malattia squisitamente asimmetrica, che colpisce dopo una certa età e in certe condizioni di salute. Sarebbe stato sufficiente vaccinare quelle fasce di età e fare quel che ora finalmente si sta cominciando a fare – ma con delle resistenze che non riesco a capire – ovvero la terapia”.

Secondo Maria Giovanna Maglie serviva “un’organizzazione di un piano pandemico duttile, elastico, che avrebbe risparmiato una popolazione sana e giovane da un vaccino di cui non si conoscono ancora le conseguenze, e che avrebbe attuato delle misure ragionevoli e non limitative in modo grave della libertà”. Foto: La7