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Ergastolo per l’infermiera killer: ecco cosa faceva ai pazienti del reparto – Video

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fausta bonino

Fausta Bonino è stata indagata tre anni fa a seguito della morte sospetta di 10 pazienti nel suo reparto. Ieri è arrivata la prima condanna.

Il tribunale di Livorno ha emanato l’ordine di arresto per l’infermiera di Piombino il 30 Marzo 2016 con l’accusa di omicidio e abuso d’ufficio per la morte di 14 persone poi ridotte a 13.

La procura ha accusato l’infermiera di 10 omicidi, mentre gli altri tre omicidi sono stati imputati al primario Michele Casalis per non aver controllato in maniera adeguata il lavoro svolto dai suoi sottoposti.

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Fausta Bonino: “Non è giusto, non ho fatto nulla”

La Bonino ha sempre professato la sua innocenza ma gli indizi a suo carico, dopo 2 anni di indagini dei Nas, non lasciano molto spazio alla fantasia.

Ieri l’imputata è arrivata in tribunale accompagnata dal marito e da uno dei suoi due figli, continuando a professare la sua innocenza ed estraneità al caso.

Le ricostruzioni degli inquirenti hanno evidenziato come nel suo reparto siano morti in modo sospetto 10 persone a causa di crisi emorragiche causate da un eccesso di eparina, un farmaco anticoagulante.

Gli omicidi coprono un arco di tempo della durata di due anni. Il processo con rito abbreviato con l’accusa di omicidio plurimo si è svolto a porte aperte.

Il giudice ha dichiarato la donna in prima istanza colpevole condannandola alla pena dell’ergastolo per le morti di Franca Morganti, Mario Coppola, Angelo Ceccanti e Bruno Carletti, mentre è stata assolta per altri sei casi, perché il fatto non sussiste.

“Una sentenza che lascia perplessi” le parole dell’avvocato della Bonino “sono stati considerati dal giudice soltanto i quattro decessi. Di questi quattro due erano già stati scartati nella ricostruzione in sede di incidente probatorio.”

Sono attese le motivazioni della sentenza del giudice, che arriveranno entro 90 giorni, per capire come sia arrivato a queste conclusioni.

La difesa aveva chiesto l’assoluzione per nove omicidi per i quali l’imputata si dichiara innocente mentre uno dei dieci era stato contestato perché il fatto non sussiste.

Si preannuncia una lunga battaglia legale sulla falsa riga di quella di Cogne in cui il colpevole, per lo meno per la giustizia, non ha mai confessato i suoi crimini.