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Giachetti (IV): «Abbiamo il diritto di conoscere i dati, Conte chieda scusa»

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roberto giachetti

Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha criticato il suo governo e chiesto perdono al popolo italiano: “Dobbiamo chiedere scusa per esserci fatti trovare impreparati”.

“C’è una parola che ancora non ho sentito dire al Presidente del Consiglio: scusate, a nome mio e di tutto il Governo. Sarebbe stata doverosa in luogo di tante dichiarazioni nelle quali, più o meno esplicitamente, si rimanda ai cittadini e ai loro comportamenti la responsabilità della ripresa del contagio”.

Non sono le parole di Matteo Salvini o di Giorgia Meloni ma quelle di Roberto Giachetti, giornalista e deputato di Italia Viva.

“Penso invece che siamo noi, classe dirigente, a diverso titolo impegnata in politica e nelle istituzioni, centrali e locali, che dobbiamo chiedere scusa per esserci fatti trovare ingiustificatamente (a differenza della prima ondata) impreparati a una seconda ondata che tutti, ma proprio tutti, sapevano sarebbe arrivata”.

Il mea culpa di Roberto Giachetti

Giachetti fa parte di questo governo ma non per questo ha evitato di criticarlo aspramente. “Trasporti, scuola, Rsa, assistenza domiciliare, terapie intensive, tracciamento, tamponi; abbiamo avuto 6 mesi per organizzarci e non farci trovare impreparati ma non siamo stati all’altezza”.

Il deputato di Italia Viva ha criticato la gestione sbagliata dell’emergenza perché priva di dati. “Tutti coloro che si occupano di fare scenari, sia in termini di evoluzione del contagio ma anche di strategia per contenerlo, mettono in risalto la mancanza di conoscenza dei dati e non è irrilevante sapere se questa mancanza dipende dal fatto che non li abbiamo o che non vengano resi pubblici”.

Secondo Giachetti qualsiasi strategia di contenimento, se non è basata sullo studio dei dati, può danneggiare pesantemente.

“In molti in queste ore si domandano in base a quali dati si sia deciso di chiudere i ristoranti, le piscine, le palestre, i cinema, i teatri. A noi comuni mortali non risulta (né i media ne hanno mai parlato) che in questi luoghi vi siano stati focolai tali da farli ritenere ‘pericolosi’ e quindi da chiudere”.

Attività che, ricorda il deputato, hanno fatto chiudere dopo che i proprietari e i gestori hanno investito ingenti somme per adeguarsi ai protocolli per garantire il massimo di sicurezza.

“Qualcuno ha delle risultanze in questo senso? Allora ha il dovere di tirarle fuori perché altrimenti si dà la sensazione che ci si muova senza meta, a caso, in preda al panico”.

Altro tasto dolente è la scuola. Giachetti ha chiesto come mai il governo punti sulla didattica a distanza nonostante la ministra Azzolina aveva detto che il piano funzionava perfettamente e che i contagi all’interno delle scuole erano sostanzialmente marginali. “Chi ha ragione? Ci sono dei dati? Non abbiamo il diritto di conoscerli?”

Serve un cambio di rotta

La questione più critica è quella sanitaria e il deputato di IV non le ha mandate a dire. “Perché non si forniscono i dati degli ingressi nelle terapie intensive nelle 24 ore, come lamenta il professor Giorgio Parisi dell’accademia dei Lincei, che aiuterebbero molto a capire se le misure di contenimento adottate producono effetti o meno?”

Secondo Giachetti sono i dati il nodo principale e pensa che “la loro indisponibilità per l’opinione pubblica sia una delle responsabilità più gravi delle istituzioni”.

Poi l’attacco sui Dpcm: “Com’è possibile che nel giro di 12 giorni si emanano tre DPCM con una escalation di restrizioni e parole terrorizzanti, senza avere neanche aspettato i risultati delle norme previste nel primo?”

Scrive che potrebbe continuare con molti altri esempi ma che quelli citati sono più che sufficienti a spiegare quanto sia necessario un immediato e deciso cambio di rotta. E pensare che a Renzi basterebbe un attimo, aggiungiamo noi.

“Dobbiamo conoscere i dati – ha ribadito – tutti e subito, perché in questa fase nessuno può pretendere che la gente abbia fiducia in noi a prescindere”.

Non ha remore Giachetti nello scrivere che in questi sei mesi hanno dimostrato di non essere all’altezza. “Liquidare lo stato di ansia, di angoscia, di disperazione delle tante persone che a seguito delle recenti misure si vedono perse, come qualcosa di ‘organizzato’ da altri è un errore clamoroso”.

Il deputato è consapevole che sta crescendo un sentimento diffuso di sfiducia nelle istituzioni. “È doveroso cambiare approccio e metodo con i quali ci si rapporta agli italiani. A partire dalle scuse. D’obbligo”. Foto: YouTube