banner
HomeSaluteGianna, 25 anni, stravolta dal siero: «Neppure il mio ragazzo mi credeva»

Gianna, 25 anni, stravolta dal siero: «Neppure il mio ragazzo mi credeva»

Il Comitato Ascoltami ha raccolto la testimonianza di Gianna, una ragazza di 25 anni alla quale la prima vaccinazione ha stravolto la vita.

“Mi sono vaccinata perché ci credevo, studio proprio queste cose e quindi per me è stato abbastanza automatico, seppure nutrissi qualche riserbo in merito al fatto che la sperimentazione clinica, sebbene avesse un buon campione, non fosse protratta nel tempo, come avviene per gli altri vaccini, la cui commercializzazione può impiegare addirittura fino a 10 anni”.

Gianna è una laureanda in Biotecnologie Genetiche e Molecolari. Dopo diverse ore dalla somministrazione del vaccino Pfizer ha avuto una tachicardia molto potente, intorno ai 180 bpm.

Ha chiamato la guardia medica che le ha consigliato di farsi una camomilla: “È solo ansia” le hanno detto. Le tachicardie però sono continuate e, dopo aver fatto un tracciato, le hanno dato i beta bloccanti.

Gli effetti avversi

Nel suo racconto Gianna ha precisato che prima era un soggetto sanissimo: “Sempre monitorata con analisi ed eco al cuore, proprio perché molto sportiva”.

Poi sono cominciati gli altri effetti avversi. “Prima parestesia lato sinistro viso: mi faccio accompagnare in pronto soccorso e lì mi dicono che sarà probabilmente una forte infiammazione del nervo trigemino, per questo ho dolore e parestesia, mi prescrivono cortisonici e mi mandano a casa”.

Segui Oltre Tv su Telegram e Google News

Dopo una settimana ha cominciato a stare molto male con il cuore ed è stata costretta a stare molto tempo a letto.

“Cominciano parestesie e intorpidimenti al lato sinistro del corpo, non più solo il viso, ma anche gamba e braccio, e mi sento come aghi e spilli che si conficcano nella pelle. Il dolore è lancinante”.

Secondo il dottore che la segue si tratta di effetti normali del vaccino. “Passano altri giorni, sembra che cominci a riprendermi col cuore, ma nonostante stessi ancora male con la parte sinistra del corpo ho un contratto di lavoro firmato per un tirocinio all’Estero, e devo partire. Mi faccio coraggio, faccio tutte le analisi, il dottore mi prescrive beta bloccanti per il cuore e terapia cortisonica e parto per l’Austria”.

Il calvario di Gianna

Da questo momento è cominciato il vero calvario. “Sudorazioni fredde, dolori al petto, due accessi al pronto soccorso dove mi dicono che forse c’è qualche problema al cuore e che è meglio tornare a casa”.

Nel frattempo sopraggiungono altri problemi: “Si gonfiano pesantemente i linfonodi del collo e della mascella, si gonfiano le vene delle braccia e diventano molto evidenti. Ho dolori continui, ho difficoltà respiratorie serie, in ospedale mi fanno l’emogasanalisi che risulta totalmente sballata, insieme agli indici di infiammazione. Vado in sincope. Mi tengono un po’ lì, mi danno qualcosa e poi mi dicono di stare a riposo”.

Tornata in Italia viene portata in Ospedale, dove la dimettono due giorni dopo senza una diagnosi e senza averle fatto tutti gli esami del caso.

“Mi dicono che secondo loro non è il cuore. Ma io ormai non resisto più, i dolori al petto sono lancinanti, la febbre sale e scende ormai da un mese, ho annebbiamenti, dolori alle vene, cefalee continue e fotofobia, episodi continui di sincope con intorpidimento del braccio sinistro, della mascella e dolori trafittivi al cuore, come se fosse un infarto”.

Gianna è costretta a rivolgersi a degli specialisti spendendo migliaia di euro. “La mia famiglia, ormai stremata come me, mi porta dalla cardiologa e la diagnosi è pericardite acuta. Le racconto tutto il travaglio, il dolore, la sofferenza e piango, per la prima volta dopo mesi, di un pianto liberatorio e commosso, finalmente ho qualcosa da cui partire, e non sono pazza”.

“Per molti conoscenti sono rimasta la no vax” 

La cardiologa le mette per iscritto che si tratta di pericardite post vaccino. Dopo mesi di combattimento viene finalmente esentata dal vaccino.

“La cosa che più mi ha fatto male in questa vicenda è il fatto di non essere creduta da nessuno, neppure dal mio ragazzo. Quando mi è stata data la diagnosi il mio ragazzo ci è rimasto molto male, perché fino a quel momento pensava, come tutti, che ero una persona ansiosa e che ero in fissa col vaccino”.

Gianna viene considerata come la no vax che si è fatta riempire la testa di scemenze. “A queste persone vorrei dire che se fossi stata no vax, la prima dose non me la sarei nemmeno fatta (e sarebbe stato un bene!)”

Poi conclude: “Il mio auspicio per il futuro è che ci possa essere, da parte dello Stato, una vera assistenza a chi come me si è ammalato dopo la vaccinazione, e che si smetta di parlare solo dei potenziali benefici del vaccino. Si tratta di un farmaco e, come tale, bisogna ricordare che ci sono effetti avversi, talvolta anche gravi, e che non si può negare l’evidenza dei fatti, lasciando ai margini della società persone che sono state danneggiate, come noi”. Foto: Facebook