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Il grande bluff della politica italiana: the show must go on

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politica

Dalle barzellette del Cavaliere alle giravolte di Renzi, dal mojito all’ultimo Grillo in versione “Joker”: cos’è diventata la politica in Italia se non un grande show?

Siamo stanchi, noi pochi che ancora crediamo nella politica, di dover assistere inermi alla sua morte. Rappresentare il popolo è una missione culturalmente e sostanzialmente diversa da qualsiasi altro ruolo o mestiere.

Ci vuole rispetto: per le istituzioni, per chi ti elegge e per l’avversario. E invece, da venti lunghi anni, continuiamo a subire passivamente il teatrino di questi burattini, capaci persino di far rimpiangere la vecchia DC.

In tempi come quelli che stiamo vivendo, guardiamo al passato con una certa invidia nei confronti di coloro che hanno militato al fianco di persone come Berlinguer, Almirante o Bettino Craxi, giusto per citarne alcuni.

Dalla politica all’antipolitica

Tutto è iniziato con le grandi svendite degli anni novanta e i regali che hanno agevolato banche e multinazionali: l’odio dell’antipolitica ha fatto il resto.

E ci ritroviamo a festeggiare il taglio dei parlamentari come fosse la “vendetta perfetta”. Questo è quello che ci hanno fatto credere ma la verità è un’altra.

La verità è che la democrazia passa attraverso un’ampia rappresentanza in parlamento ed è a noi che hanno tolto quelle poltrone, con l’ennesima promessa farlocca di poter risolvere chissà quanti problemi.

Da “domani” saranno in pochi a occuparle e sarà più facile operare. Si potrà legiferare senza troppe opposizioni e contrattare di più e meglio con le lobby che avranno meno interlocutori da convincere.

Poi ci faranno credere che per combattere l’evasione sarà giusto eliminare il contante. E noi saremo felici, ancora una volta, con la nostra carta di credito tra le mani mentre qualcuno saprà dove siamo, cosa compriamo e quanto spendiamo.

The show must go on! È la nuova politica, quella della parola data e mai mantenuta; dell’onestà sbandierata e poi dimenticata; quella delle cifre e dei conti senza l’oste; dell’odio per l’avversario e del politicamente corretto: ma è tutto un grande bluff.

Ed eccoli lì, a rincorrere un debito inestinguibile senza domandarsi quali siano le radici. “Parole, parole, parole e soltanto parole…” diceva una canzone.

Nessun confronto… è tempo di sterili monologhi

Da quanto tempo non vediamo un confronto tv tra leader di partito? Hanno paura delle domande improvvise e non stabilite mezz’ora prima con il conduttore?

Del resto non è più il tempo di guardarsi negli occhi, di stringersi la mano o di argomentare con passione e amore le proprie idee. Quello che stiamo vivendo è il tempo dei monologhi, in perfetto stile Saviano.

E poi ci sono loro, i giornalisti, complici, quasi tutti, di un sistema che li tiene in vita mentre si gongolano tra migliaia di fan sui social.

Tutto è concesso nel grande show, anche un pubblico che applaude a ogni intervento e indipendentemente da cosa si stia affermando. Ecco cosa siamo diventati: comparse e spettatori di questi showman.

E intanto, mentre suona la melodia giusta per “eccitare” gli attivisti, i politici continuano a salire sul palco annunciati da uno speaker, proprio come il Dj prima di approdare alla sua consolle. Verrebbe da chiedersi se chi “balla” abbia assunto l’ennesima pasticca.

Pensare che solo qualche decennio fa non occorreva nulla di tutto questo, bastavano le parole a far tremare, quelle pronunciate con spirito di servizio.

A noi, che di pasticche non ne abbiamo assunte, non ci resta che attendere tempi migliori, dove poter parlare di politica con i politici.