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Imprenditore suicida a Napoli: no caro Conte, non sta andando tutto bene

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Si chiamava Antonio Nogara l’imprenditore napoletano di 57 anni morto suicida la notte tra il 5 e il 6 maggio. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani come l’Huffingtonpost e TPI, l’imprenditore non avrebbe retto alla crisi innescata dal coronavirus.

Diversa la versione del sito Napoli today, secondo cui il sindaco di Cercola, Vincenzo Fiengo, sarebbe stato autorizzato dai familiari della vittima “a far sapere che soffriva di problemi di natura depressiva”.

I fatti. L’altro ieri sera l’uomo non era rientrato a casa e i familiari hanno dato l’allarme. Quando le forze dell’ordine sono giunte sul posto, la macchina dell’imprenditore era ancora nell’area parcheggio e le luci dell’ufficio accese.

Una volta entrati, per capire cosa fosse successo, hanno trovato il corpo di Antonio senza vita. Si era suicidato,  lasciando la moglie e una figlia.

Imprenditore suicida, Conte: “Siamo vicini alla famiglia”

La “dolorosa notizia” è stata riportata anche dal presidente del Consiglio Conte, durante l’incontro di ieri con Rete Impresa. “Non conosciamo ancora i dettagli – ha detto – siamo vicini alla famiglia”. 

Le notizie sul motivo del suicidio sono discordati ma è legittimo pensare che la depressione dell’imprenditore possa essere peggiorata con il blocco imposto dall’emergenza per coronavirus.

Forse le misure fin qui adottate dal Governo per aiutare le piccole e medie imprese non sono state all’altezza della situazione.

A ricordarcelo è anche il segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni che, intervistato da Interris, ha sottolineato come una gran parte delle imprese che rappresentano “rischiano di rimanere inattive per più di tre mesi” e che “le risposte date finora sono state insufficienti”.

C’è anche il problema legato al credito, che secondo Bussoni “non sta funzionando” mentre “quello disponibile viene principalmente utilizzato dalle banche per risolvere situazioni pregresse che non erano coperte da garanzie”.

Una situazione grave sulla quale speriamo che il Governo possa dare risposte concrete, magari nel prossimo decreto, iniziando a parlare di soldi a fondo perduto. Foto: Wikipedia