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L’inchiesta che Report non doveva fare: vietato dire la verità in RAI – Video

Durante l’ultima puntata di Report si è parlato del vaccino Pfizer. Il colosso farmaceutico ha fatto un bel pasticcio.

“C’è una grande pressione su di noi. Vi ho dato appuntamento qui perché non sono felice di quello che dico ma, a questo punto della mia carriera, per me l’unica cosa che conta è fare la scelta giusta”.

A pronunciare queste parole è Cody Meissner, membro della Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.

Andiamo con ordine. Il 22 settembre l’FDA aveva bocciato la richiesta del colosso farmaceutico Pfizer di approvare una terza dose per tutti. Richiesta sostenuta anche dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden che, il 28 settembre, avrebbe ricevuto la terza dose in diretta tv.

Scienziato FDA preoccupato per la terza dose

“Il Presidente non è uno scienziato ma un politico, noi dobbiamo fare il nostro mestiere” ha affermato Meissner in un’intervista rilasciata a Report.

Lo scienziato ha spiegato che in questo momento è importante concentrarsi sulle persone fragili più a rischio, come anziani e immunocompromessi.

“Pfizer aveva richiesto l’autorizzazione della terza dose per tutti, ma in questo momento per noi ci sono ancora dei dubbi su quanto possa servire davvero a tenere la pandemia sotto controllo”.

Secondo Meissner le due dosi sono ancora efficaci perché tra i vaccinati ci sono soltanto casi lievi: “Non rivaccini di nuovo un’intera popolazione per evitare un raffreddore”.

Poi ha sottolineato che al momento non hanno abbastanza dati sulla sicurezza: “Dopo la seconda dose ci sono stati molti casi di miocardite, cosa succederà dopo la terza? Non sappiamo nemmeno quanto durerà”.

Peter Doshi spiega a Report il pasticcio della Pfizer

Nello stesso servizio è stato intervistato anche Peter Doshi, uno tra i massimi esperti mondiali di trial clinici. Nel settembre del 2020 la Pfizer aveva avviato un trial con 40mila persone che sarebbe dovuto durare fino al 2022. Così non è stato.

Doshi ha spiegato che quando il vaccino è stato autorizzato (lo scorso dicembre) l’azienda farmaceutica aveva iniziato a fare uscire i partecipanti dal trial.

“Fermando il trial diventa impossibile capire davvero l’efficacia a lungo termine. L’approvazione definitiva ad agosto è avvenuta sui dati vecchi di marzo”, prima della variante Delta.

Report ha riportato un grafico per comprendere meglio quello che lo stesso Doshi non ha esitato a definire “un vero pasticcio”.

La somministrazione della seconda dose nei trial di Pfizer si era conclusa nell’autunno del 2020. La prima autorizzazione è stata data nel 2020 quando i dati riportavano un’efficacia del vaccino al 95%, ma solo per due mesi.

Ad aprile del 2021 hanno confermato l’efficacia al 95% per i casi gravi fino a sei mesi. Da quel momento la Pfizer ha smesso di consegnare i nuovi dati.

“Loro vedono solo soldi”

L’FDA ha deciso di approvare il vaccino nel mese di agosto sulla scorta dei dati di aprile, nonostante siano passati 10 mesi dalla fine delle somministrazioni. Nulla fu detto rispetto alla perdita di efficacia nel tempo.

Dunque Pfizer prima ha ottenuto l’autorizzazione del vaccino sulla base di un’efficacia altissima, e in un secondo momento ha presentano nuovi dati che sostengono la necessità dei richiami.

“Loro sono ben consapevoli di quello che fanno – ha detto Doshi – per loro è un business; è questo il loro obiettivo. Quello che non capisco è perché le agenzie regolatorie lo lascino fare”.

A pensarla così è anche Cody Meissner: “Loro vedono solo soldi, ma è così che funziona il sistema, no? Non c’è alternativa, siamo nelle loro mani”. Foto: Facebook