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Infermiere sputa in faccia la verità a Conte: «Avevo paura a espormi»

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infermiere a conte

L’infermiere di una struttura residenziale per anziani ha scritto una lettera aperta a Conte. Una voce diversa, fuori dal coro, che racconta cosa si vive in quell’ambiente.  

A inviarci la lettera è il signor Luciano Iurich, 55 anni, che svolge la professione di infermiere da 23 anni. Da metà marzo è diventato coordinatore di una struttura residenziale per anziani.

Fin dall’inizio dell’emergenza l’infermiere cerca di sensibilizzare le persone sul dramma degli anziani e dei centri che li ospitano. Da qui l’idea di una lettera a Conte.

Infermiere racconta a Conte il dramma degli anziani

«Sono il coordinatore infermieristico di una residenza per anziani ed è di loro che le voglio parlare. È in queste strutture che il dramma di questo, sopravvalutato, contagio assume contorni tragici», scrive il signor Iurich.

«Le informazioni che circolano sui giornali e in televisione, i numeri che non tornano, la preoccupazione creano dissapori che fanno male a noi, ai nostri ospiti e alle loro famiglie», ha continuato l’infermiere nella lettera a Conte.

Gli anziani che dalle loro case si trasferiscono nella struttura accettano il cambiamento grazie al rapporto di fiducia che si crea con gli operatori che diventano un punto di riferimento.

«Poi è arrivato il coronavirus». Quando i contagi sono iniziati ad aumentare, nella struttura «è arrivata la sanità pubblica con i suoi dettami».

La struttura dove lavora è stata dichiarata centro Covid e in pochi giorni tutto il reparto è stato rivoluzionato. Gli ospiti si sono trovati spaesati in camere a loro poco familiari, circondati dai ricordi di altri ospiti.

«Mentre vivono questo dramma vedono entrare e uscire il personale vestito come robot. Nonostante questo i contagi aumentano perché i freni che ci avete detto di mettere erano già consumati», ha aggiunto l’infermiere nel suo racconto a Conte.

«Forse i contagi erano sempre esistiti ma silenti, non producevano alcun danno, mentre ora la paura li consuma dentro».

Sono morti tutti di Covid-19 gli anziani?

«Stavano tutti bene signor Primo Ministro e aspettavano la morte serenamente. Questo almeno fino a quando i tamponi li hanno etichettati come “positivi” e da allora abbiamo iniziato involontariamente a ucciderli. Ma non di Covid-19 ma di crepacuore, di lontananza, di scocciature».

«La polmonite, in esseri umani così fragili e così bistrattati, prima o poi arriverà facendo cantare vittoria a chi crede di essere nel giusto coi suoi numeri (sbagliati) con cui conta, con macabra energia, i morti».

L’infermiere ha ipotizzato che se non avessero saputo del virus «probabilmente come ogni anno, qualcuno di loro sarebbe morto e molti altri avrebbero aspettato il loro futuro con serenità accanto ai loro cari».

«Invece è arrivata la sanità pubblica coi suoi protocolli operativi. Li ha strappati dalle loro case chiamandole camere, li ha strappati dai loro momenti di aggregazione, pericolosi ma felici, e ha imposto loro un regime militare di regole da seguire che, me lo consenta – ha detto il signor Iurich – non servono proprio a niente, se non a creare malumore e timori anche tra il personale di assistenza e sanitario già stremato da turni e carichi di lavoro impossibili».

Gli anziani della struttura chiedono perché devono sottostare a queste regole, preferirebbero morire vicino ai propri cari: «Cosa dovremmo rispondere signor Conte? Perché l’illustrissimo esperto ha pensato che era meglio così?»

«I numeri ce lo raccontano signor Conte – continua l’infermiere – questa pandemia si sta diffondendo con la stessa naturalezza di qualsiasi altro virus para-influenzale del recente passato ed è appena più pericoloso. Il più della sua pericolosità risiede in questa assurda, incontrollata e fantomatica gestione».

«Non mi interessa più quello che le dicono i suoi illustrissimi esperti, verso i quali nutro fortissimi dubbi di competenza e capacità».

Gli esperti e i protocolli

L’infermiere si è poi concentrato sui consiglieri del Comitato Scientifico a cui si affida Conte, che stilano protocolli senza verificare applicabilità e danni.

«Il nostro sistema sanitario nazionale è stato recentemente bistrattato e ora fanno pagare i disservizi alla popolazione, in questo modo terroristico. Ci spaventano con i numeri per nascondere le loro mancanze».

«Presidente Conte – continua l’infermiere– nessuno dei suoi illustrissimi esperti è venuto a vedere se i loro inefficaci protocolli da film d’azione americano si potevano realmente applicare con giudizio e beneficio. Nessuno ha calcolato la violenza psicologica che stiamo facendo proprio a chi vorremmo salvare».

«Niente assistenza psicologica, niente analisi delle strutture da trasformare in reparti Covid, niente ascolto delle esigenze e delle difficoltà degli ospiti e del personale. Gente che lavora spaventata dai dati (sbagliati) che trasmettete, calcolando i morti con superficialità tanto per far numeri grossi e rumorosi».

«Non riesco a esprimerle tutto il mio rammarico e tutta la mia rabbia per come ci state trattando con la scusa di una pandemia che si pretende di contenere come a fermare le zanzare con la graticola. In più con l’aggravante di essere senza materiali, presidi, personale e strutture idonee. Inoltre avete terrorizzato oltre misura la popolazione creando panico coi disservizi che ne conseguono».

«Semplicemente i suoi collaboratori si sono dimenticati di calcolarci nei loro piani. Hanno dimenticato di provare a salvare efficacemente proprio i vecchi che vivono in comunità». 

Ha poi concluso: «Avevo quasi paura a espormi con tanto di nome e cognome vista la fine che fanno le persone che oggi si esprimono fuori dal coro ma io so di cosa parlo e se serve a salvare i nostri nonni, pagherò con responsabilità le mie parole».