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Istruzione

Insegnanti italiani tra i meno rispettati: il commento di un prof

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insegnanti italiani

Gli insegnanti italiani sono tra i meno rispettati dagli studenti. Siamo al 33° posto su 35 nel Global teacher status index 2018. Dopo di noi, soltanto Israele e Brasile.

Il problema del maltrattamento sociale ed economico degli insegnanti è sotto gli occhi di tutti. Ma i termini in cui viene presentato in certe statistiche è a mio avviso fuorviante e, per noi docenti, controproducente.

Secondo alcune indagini condotte dal Global teacher status index, riportate dal quotidiano Repubblica, l’Italia è tra gli ultimi paesi al mondo per rispetto nei confronti di chi insegna.

È vero che il livello medio di educazione giovanile è drasticamente sceso, ma non si può semplicemente dire, come si fa in questa statistica, che c’è un rapporto direttamente proporzionale fra maleducazione degli alunni, scarsa considerazione sociale del ruolo degli insegnanti, e basso rendimento scolastico.

Il lavoro educativo degli insegnanti italiani

Di fronte ad aggressioni verbali e fisiche, naturalmente, chi le fa ha sempre torto. Per quanto riguarda invece il generale collegamento fra la maleducazione degli alunni e il loro cattivo rendimento, noi docenti non siamo sempre le vittime, e non dovremmo proiettare sui risultati del nostro lavoro educativo il malcontento che registriamo come dipendenti pubblici maltrattati, come se ciò che raccogliamo non avesse nulla a che vedere con ciò che seminiamo.

Se insomma la maleducazione di alunni e famiglie può essere addebitata a fattori che sfuggono al nostro raggio di azione, non così il rendimento e il modo in cui quella maleducazione può essere “addomesticata” nella relazione educativa.

Qui non vale più lo scaricabarile, perché la sfida è a carico nostro, e la società sarà tanto più sollecitata a trattarci meglio, quanto più sapremo far vedere che non ci siamo fatti ricattare da un sistema che sta facendo diventare sempre più “rivendicativa” una funzione che è e deve rimanere principalmente “educativa”.

Dunque continuiamo a batterci per i nostri diritti, senza però scaricare esclusivamente sugli alunni e sulla società responsabilità che rimangono anche nostre.