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Politica

Lockdown e distruzione sociale: i documenti che decretano la fine di Conte

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lockdown giuseppe conte

Dopo che per mesi ci è stato fatto credere che il lockdown e la conseguente crisi economica fossero dipesi dal lavoro del Comitato Tecnico Scientifico, è emersa la verità.

Dopo i dubbi avanzati da giuristi, medici e scienziati sulle restrizioni drastiche di questa emergenza, i verbali pubblicati ieri peggiorano la posizione dell’esecutivo.

Durante l’emergenza il governo ha giustificato ogni decisione, compreso il lockdown, come la conseguenza di un’attenta valutazione del Comitato Tecnico Scientifico.

Oggi, dopo un lungo tira e molla, Conte ha accolto la richiesta della Fondazione Einaudi desecretando alcuni verbali dal CTS.

In realtà mancano diversi documenti, tra cui quelli di fine gennaio e quasi tutto febbraio, e gli atti non hanno niente di così segreto. Tuttavia quello che emerge è comunque molto interessante.

Il 5 marzo, in un video sulle misure contro il coronavirus, Conte affermò: «Abbiamo sempre agito sulla base delle valutazioni del comitato tecnico-scientifico, scegliendo sempre la linea della trasparenza, la linea della verità, decisi a non alimentare diffidenze e complottismi. La verità è l’antidoto più forte, la trasparenza il primo vaccino di cui dotarci».

Gli atti secretati (per la trasparenza?) e pubblicati solo adesso non dicono la stessa cosa. Nel verbale n.21 del 7 marzo, il Comitato Tecnico Scientifico ha consigliato di «definire due livelli di misure di contenimento da applicarsi: uno nei territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus, l’altro, sull’intero territorio nazionale».

Ha poi aggiunto: «Il Cts individua pertanto le zone cui applicare misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi nell’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia e province di Parma, Piacenza Rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti».

lockdown cts

Il lockdown totale voluto solo dal governo

Proseguendo nella lettura è chiaro come le indicazioni del Comitato tecnico scientifico fossero molto meno strette rispetto alla chiusura totale che Conte ha poi ufficializzato il 9 marzo.

Anche nella stessa “zona rossa” le indicazioni degli esperti non erano così drastiche come le abbiamo vissute nel lockdown.

Si può leggere che era permessa l’«apertura dei luoghi di culto condizionata dall’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro».

lockdown aperture

Non era prevista neanche la chiusura delle attività di ristorazione, bar e le altre attività commerciali a condizione di garantire «accesso con modalità contingentate o idonee a evitare assembramenti e tali da garantire ai frequentatori la distanza di un metro».

Per quanto riguarda invece la zona gialla, ovvero tutto il resto d’Italia, era permessa anche l’apertura di musei e luoghi di cultura sempre alle condizioni di evitare assembramenti e garantire il rispetto della distanza di sicurezza.

Altre incongruenze: le mascherine

Oltre al lockdown, ci sono altre incongruenze tra le ordinanze amministrative dei DPCM e il parere degli esperti del Comitato del Governo.

Per quanto riguarda l’uso delle mascherine, argomento molto discusso anche nelle aule del Parlamento, nel verbale del 28 febbraio si può leggere l’indicazione del CTS che sostiene che debbano essere usate «solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate».

Ma il 16 aprile, proprio quando il momento più duro sembrava essere superato, il Ministero della Salute ha cambiato idea imponendo che le mascherine dovessero essere usate obbligatoriamente dalla popolazione come precauzione.

Il lockdown ha portato l’Italia indietro di trent’anni. Sta per investirci una crisi molto più grave rispetto a quella del 2008:

I commenti sul lockdown dopo la lettura dei verbali

Su Twitter in molti hanno commentato queste incongruenze. Paolo Becchi ha scritto:

L’avvocato Giuseppe Palma ha commentato sia l’imposizione del lockdown, sia l’uso  obbligatorio delle mascherine:

Non è mancato un commento a caldo dell’onorevole Sgarbi:

Foto: YouTube