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Mary Cain accusa il Nike Oregon Project: atletica sotto shock

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Mary Cain

Confessione shock della stella dell’atletica Usa Mary Cain. Nel mirino il Nike Oregon project, il miglior programma del paese per la preparazione di atleti promettenti.

I genitori pensano che i propri figli siano al sicuro in mano ad allenatori e preparatori. Pensano che lo sport sia la soluzione giusta, che il futuro possa essere radioso. Invece molto spesso sono storie di sofferenza e maltrattamenti.

Il caso più eclatante è stato sicuramente quello di Andre Agassi. Nella sua autobiografia “Open” ha raccontato l’odio che provava per il tennis a causa della pressione e della fatica a cui suo padre lo sottoponeva da bambino.

O come il caso delle molestie subite dalle ginnaste della nazionale USA da parte del medico. Oltre cento vittime, tra cui quattro medaglie olimpiche ed un’atleta suicida nel 2009.

Mary Cain e il Nike Oregon Project

Arriva ora un nuovo caso che scuote il mondo dello sport. Mary Cain era l’astro nascente dell’atletica, la mezzofondista americana più giovane e più veloce di tutti i tempi, destinata a vincere le Olimpiadi.

E per questo nel 2013 era entrata nel Nike Oregon Project, creato dalla multinazionale per promuovere l’atletica.

Era il miglior programma del paese per chi aveva qualità promettenti e l’accesso era concesso soltanto ad atleti dal grande potenziale.

Il suo sogno è stato stroncato da uomini senza scrupoli. Ha infatti rivelato in un’intervista al New York Times: “Spinta a dimagrire dal team della Nike, mi tagliavo. Nessuno mi ha aiutata”.

Mary Cain ha vissuto in un incubo: non ha avuto il ciclo per tre anni, le ossa hanno cominciato a sgretolarsi per l’osteoporosi (cinque fratture per lei), è diventata autolesionista. Veniva umiliata di fronte ai compagni di squadra se non perdeva peso.

Il caso sta ovviamente scuotendo il mondo dell’atletica americana, con decine di sportivi che esprimono la loro solidarietà a Mary.

Come succede sempre In queste situazioni, stanno già spuntando casi analoghi. Quello che è capitato a lei è successo anche a tante altre ragazze.

“Ero entrata perché volevo essere la migliore atleta di sempre e invece sono stata emotivamente e fisicamente violentata da un sistema ideato da Alberto e avallato dalla Nike. Non pensavo neanche più alle Olimpiadi, stavo solo cercando di sopravvivere”.

Il progetto Nike è miseramente naufragato: chiuso circa un mese fa perché l’allenatore Alberto Salazar è risultato coinvolto in casi di doping. Salazar è lo stesso uomo accusato da Mary Cain. Nike ha già avviato un’indagine interna. – Foto YouTube