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Matteo Orfini dopo il voto su Rousseau: “Quello che è successo è grave”

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voto su rousseau

Dopo il voto su Rousseau si continua a parlare di poltrone e programmi. Tutti felici tranne Matteo Orfini che, con una riflessione sulla piattaforma, mette all’angolo il Movimento riproponendo un disegno di legge considerato dai 5 Stelle antidemocratico e fascista.

Le votazioni sulla piattaforma Rousseau hanno sempre fatto molto discutere e anche ieri non sono mancate le polemiche. Molti attivisti del Movimento hanno infatti lamentato diverse anomalie nel sistema durante la votazione.

A conferma di tali anomalie, una diretta tv durante il programma L’aria che tira, condotto da Myrta Merlino, in cui l’ex senatore Giorgio Pizzol, iscritto alla piattaforma Rousseau, non riusciva a votare no al governo giallorosso.

Il voto in diretta su Rousseau

Seguici su Parlamentono (y)Durante la trasmissione L'aria che tira: https://www.la7.it/laria-che-tira

Posted by Parlamentono on Tuesday, September 3, 2019

Alla fine, il voto su Rousseau è stato un vero e proprio “plebiscito” (per dirla alla Di Maio), con quasi l’80% degli iscritti a favore del governo giallo/rosso.

Voto su Rousseau: “Un fatto grave”

Un risultato che dovrebbe rendere tutti felici, Movimento 5 stelle e Partito Democratico… e invece il deputato PD, Matteo Orfini, considera quanto accaduto ieri un fatto grave.

“Ieri siamo stati ore in attesa del voto sulla piattaforma Rousseau. E per giorni si è scatenato un dibattito su quanto tutto ciò fosse offensivo per la Costituzione, il Presidente della Repubblica, la democrazia rappresentativa, il parlamentarismo”.

Inizia così il lungo post di Orfini pubblicato su Facebook. “Come spesso accade il rumore di fondo della polemica ha prodotto una tale confusione da coprire quello che per me è il vero punto della questione. Quello che è successo è grave? Sì”.

Matteo Orfini spiega che non è grave sottoporre a consultazione i propri iscritti bensì “le discutibili modalità che hanno caratterizzato questo processo decisionale: gestito da una struttura privata, con una base elettorale incerta, nella quasi totale mancanza di limpidezza e di regole certe”.

“L’effetto di questa opacità – continua Orfini – è che una scelta rilevante per il Paese è stata assunta senza certezza alcuna della correttezza e della trasparenza della consultazione”.

In cerca di sostegno, consapevoli del momento differente

Ma per il deputato dem una soluzione c’è e “si chiama applicazione dell’articolo 49 della Costituzione. Ovvero una legge sui partiti che obblighi tutti i soggetti politici che concorrono alla vita istituzionale del Paese a procedure interne trasparenti e democratiche”.

Orfini fa presente che nella passata legislatura, insieme a Guerini, presentò un disegno di legge che andava proprio in questa direzione. Ma quel disegno di legge fu considerato dal M5S “un’idea antidemocratica e fascista”.

Ma adesso, come direbbe Paola Taverna: “È un momento differente”, e lo sa bene anche il deputato Orfini, che infatti conclude: “Sono certo che avranno maturato una sensibilità differente in questi mesi. Quindi domani lo ripresenterò certo di trovare un sostegno forte e trasversale”.

Insomma, a sinistra è festa: Zingaretti mette paletti sull’immigrazione, la Cirinnà su omotransfobia, droga e adozioni, Orfini si accoda e ripropone quella che i pentastellati considerarono una legge antidemocratica e fascista. Tutto è cambiato dunque ma non tutti hanno cambiato idea e, anzi, rilanciano.