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Il medico Restani torna a scriverci: «Cosa potrebbero contenere i vaccini»

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medico Stefano Restani

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato alcune considerazioni che il medico Stefano Restani ci aveva inviato via mail sul coronavirus e sui vaccini.

Abbiamo ricevuto un altro interessante approfondimento dal medico che riteniamo importante condividere con i nostri lettori.

Molte persone mi hanno chiesto se possa esistere qualche altro rischio (oltre a quelli già descritti in un precedente articolo) connesso ai nuovi vaccini che verranno utilizzati per il virus SARS-CoV-2. La risposta è “sì”.

L’argomento è complesso e necessita di aprire la mente a concetti un po’ ostici che cercherò di rendere comprensibili.

Partiamo da una domanda: chi è o che cosa è un essere umano? Negli ultimi decenni si è compreso che l’essere umano è fatto di “materiale umano”, ovviamente, ma ancor più di “materiale estraneo”, tanto che l’essere umano deve essere considerato un metaorganismo, ovvero un bello shakerato di materiale genico umano e non umano.

Chi fornisce questo materiale non umano? Batteri, funghi, lieviti, protozoi e virus, e in quantità davvero considerevole. Basti pensare che il genoma umano (l’insieme delle istruzioni genetiche di un essere umano) è composto da circa 20 mila geni, mentre il genoma “non umano” all’interno del nostro corpo è costituito da 2 a 20 milioni di geni.

Quindi due genomi, due sistemi operativi, che co-operano mirabilmente. E che dobbiamo vedere in realtà come un unico genoma frutto della fusione dei due, didatticamente separabili ma funzionalmente uniti.

Questo metaorganismo che chiamiamo uomo si è evoluto proprio grazie alla costante cooperazione tra questi due sistemi operativi.

Il medico Stefano Restani spiega l’importanza dei virus per l’uomo

Vorrei ora attirare l’attenzione sul “viroma”, ovvero sulla parte del genoma “alieno” fornito dai virus. La parola virus, di per sé, incute già timore.

La traduzione della parola latina virus infatti è veleno, quindi è comprensibile anche etimologicamente questa paura. Inoltre la storia dell’umanità è disseminata di virus terribili: vaiolo, spagnola, poliomielite, HIV, Ebola, eccetera.

Eppure anche i virus hanno contribuito a farci diventare l’uomo che oggi conosciamo contagiando nei
milioni di anni dell’evoluzione umana i nostri progenitori e ancor prima i primati che ci hanno preceduto.

Esistono guerre visibili e guerre invisibili, da sempre. Senza accorgercene combattiamo tutti i giorni contro i virus e le infezioni virali asintomatiche che il nostro sistema immunitario riesce a spegnere sul nascere.

Tutto ciò è normale, ed avviene da sempre, dalla notte dei tempi. Così come ogni giorno le cellule del nostro sistema immunitario eliminano cellule anomale che potrebbero dare origine ad un tumore, anche maligno. Ma non ce ne accorgiamo, tutto avviene in maniera mirabile e silente.

E così, piano piano, in alcune di queste guerre visibili ed invisibili, è successo che sia nata una cooperazione, un’integrazione tra vincitori e vinti. Questa integrazione (materiale genetico e genotipo diversi) ha migliorato il fenotipo, cioè le caratteristiche morfologiche e funzionali dell’uomo metaorganismo.

I retrovirus endogeni

È ora il momento di introdurre una compagnia di attori molto importante: i retrovirus endogeni. Nel bellissimo articolo “Human Endogenous Retroviruses Are Ancient Acquired Elements Still Shaping Innate Immune Responses” i due autori italiani, Nicole Grandi e Enzo Tramonti, scrivono nell’abstract:

«Circa l’8% del nostro genoma è composto da sequenze di origine virale, ovvero i retrovirus endogeni umani (HERV). Gli HERV sono resti di antiche infezioni che hanno colpito la linea germinale dei primati negli ultimi 100 milioni di anni, diventando elementi stabili all’interfaccia tra il proprio DNA e il DNA “estraneo”.

Curiosamente, la co-evoluzione di HERV con l’ospite ha portato all’addomesticamento di attività precedentemente dedicate al ciclo di vita dei retrovirus, fornendo nuove funzioni cellulari. Ad esempio, proteine ​​dell’involucro HERV selezionate sono state incorporate per scopi correlati alla gravidanza [vedi anche The placenta goes viral: Retroviruses control gene expression in pregnancy].

[…] Le sequenze di HERV hanno contribuito in modo determinante alla formazione e all’espansione della rete dell’interferone [sostanza fondamentale per le prime linee di difesa nei confronti dell’aggressione da parte di un agente infettivo, ndr].

[…] La presente recensione riassume il coinvolgimento degli HERV e dei loro prodotti nelle risposte immunitarie innate, descrivendo come la loro intricata interazione con la prima linea di difese umane possa contribuire attivamente alla protezione dell’ospite o al suo danno, implicando un sottile equilibrio tra la persistenza dell’espressione di HERV e il mantenimento di un’allerta immunitaria basale».

Sono meccanismi perfezionatisi in milioni di anni, in maniera naturale, lenta e graduale. E c’è da fare un’altra considerazione: non dobbiamo dimenticare che parallelamente all’evoluzione del genere umano, sono avvenuti analoghi percorsi in tutte le altre specie animali esistenti. Ogni specie ha la sua storia, il suo microbioma, il suo viroma, i suoi ERV.

Medico Stefano Restani: altri rischi del vaccino per la Covid

Torniamo al quesito: può esistere qualche altro rischio connesso ai nuovi vaccini che verranno utilizzati per il virus Sars Cov2?

Utilizzare cellule non umane di altri animali (topo, coniglio, maiale, scimmia) per coltivare virus e preparare vaccini, può aumentare il rischio di contaminazioni da parte di retrovirus endogeni (ERV) presenti nei genomi degli animali utilizzati come fornitori di linee cellulari coltivate utilizzate nei laboratori.

Entrano in gioco anche altri attori. Il virus xenotropico è un retrovirus endogeno che può integrare il proprio genoma nel genoma di cellule di una specie animale (es. il topo) ma che normalmente infetta e si propaga in cellule di specie diversa da quella di origine. Abbiamo articoli scientifici che mostrano che la contaminazione non è impossibile.

Cito anche un interessante documento pubblicato dalla Food and Drug Administration (FDA) il 10 agosto 2020 di cui riporto un estratto:

«L’emergere di infezioni da virus patogeni come l’influenza e l’HIV ha creato un urgente bisogno di nuovi vaccini. I vaccini a base di virus sono prodotti nelle cellule viventi (substrati cellulari).

[…] In alcuni casi le linee cellulari che vengono utilizzate potrebbero essere cancerogene, ovvero formano tumori quando vengono iniettate nei roditori. Alcune di queste linee cellulari che formano tumori possono contenere virus cancerogeni che non si riproducono attivamente. Tali virus sono difficili da rilevare utilizzando metodi standard.

Questi virus latenti, o “silenziosi” rappresentano una potenziale minaccia, poiché potrebbero diventare attivi nelle condizioni di produzione del vaccino. Il nostro laboratorio sta studiando modi per attivare virus latenti nelle linee cellulari e per rilevare i virus attivati, così come altri virus sconosciuti, utilizzando nuove tecnologie».

Virus estranei pericolosi

« […] Stiamo anche valutando il rischio di infezioni da retrovirus negli esseri umani. (I retrovirus sono virus a RNA che utilizzano un’enzima chiamato trascrittasi inversa (RT) per replicarsi; l’RNA è la forma decodificata del DNA). Il virus schiumoso di Simian (SFV) può essere trasmesso da primati non umani (ad esempio, scimmie) all’uomo.

[…] I virus schiumosi di Simian (SFV) sono altamente prevalenti in tutti i primati non umani (NHP) e possono infettare gli esseri umani attraverso la trasmissione tra specie. Sebbene non ci siano ancora prove di malattia con SFV, il virus infettivo persiste nel DNA dell’ospite».

L’FDA si impegna a migliorare gli standard qualitativi attraverso la messa a punto di sistemi che rilevino la presenza di virus estranei e potenzialmente pericolosi.

Sono felice di apprendere che ci si stia sforzando per far sì che la qualità delle linee cellulari per coltivare virus e produrre vaccini diventino nel tempo sempre più sicure. Ma la pandemia è qui, ora, e le industrie sono partite nella produzione di milioni, se non miliardi, di dosi.

Considerazioni conclusive del medico Stefano Restani

Chi ci dà la garanzia assoluta dell’impossibilità di contaminazione oggi? C’è chi afferma che per questo bisogno impellente di produzione vaccinale si siano affrettati i tempi, e forse saltate procedure.

Io non lo credo, però credo che per il bene della popolazione sarà necessario avere documenti (sui quali qualcuno apponga la propria firma e si assuma pertanto la responsabilità) che dimostrino l’impossibilità della contaminazione e della presenza di retrovirus endogeni provenienti da altre specie animali.

Riprendo qui alcune parole dei due ricercatori Grandi e Tramontano: «un sottile equilibrio». Il confine tra salute e malattia è davvero sottile, e vi giocano, come abbiamo visto, tanti attori.

Il mio timore è che iniettare qualcosa di cui ancora non sappiamo quale potrà essere l’effetto nel tempo, possa rompere questo sottile equilibrio, possa riattivare retrovirus endogeni umani o chissà quali altre interazione tra virus che seguendo la Natura e i suoi ritmi, probabilmente non si sarebbero mai incontrati.

D’altronde già troppe volte abbiamo visto nella storia che cercare di sostituirsi alla Natura non ci ha portato grande fortuna.