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Meluzzi sulle mascherine: «È più utile andare in giro con un casco in testa»

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meluzzi sulle mascherine

Meluzzi si è espresso contro all’obbligo delle mascherine all’aperto: «È un nonsense dal punto di vista virologico del contagio».

Nell’ultima puntata di Quarta Repubblica si è parlato dell’obbligo delle mascherine all’aperto che il governo ha confermato e probabilmente sarà in vigore già da domani.

Nel dibattito c’era per il “Sì” lo scrittore Jacopo Fo mentre per il “No” lo psichiatra e saggista Alessandro Meluzzi.

Lo psichiatra non ha mai nascosto quale fosse il suo pensiero e ieri ha confermato la sua contrarietà all’obbligo del dispositivo di protezione all’aperto.

A sostegno del suo pensiero ha riportato anche le dichiarazioni del professor Crisanti, del professor Galli, dell virologo internazionale Silvestri e del professor Bassetti.

«A queste mascherine all’aperto si vuole attribuire un significato simbolico. Cioè dovrebbero essere una specie di “memento morieris” che costringa tutti a una condizione di pandemia e polizia sanitaria», ha affermato Meluzzi.

Ha poi aggiunto che il luogo di maggior contagio sono stati ospedali e pronto soccorsi. «Pensare che protegga mettersi davanti alla bocca quella roba fatta all’uncinetto, che non fermerebbe neanche una scoreggia, è una cosa assolutamente ridicola».

In collegamento con lo studio anche Vittorio Sgarbi che ha condiviso ogni parola di Alessandro Meluzzi. «La multa fascista, l’obbligo fascista sono una forma di intimidazione psicologica».

Meluzzi parla delle mascherine sui giovani

Quando lo psichiatra ha ripreso la parola ha riportato un’affermazione del presidente degli immunologi americani sui giovani dai 18 ai 30 anni (quelli della movida).

«Farebbero meglio a mettersi in testa un casco perché la possibilità di morire per una cosa che gli cade in testa è più elevata di quella di prendere una polmonite con coaugulazione intravasale da coronavirus».

Ospite in studio anche Roberto Arditti, direttore di formiche.net che ha posto l’attenzione sull’aspetto politico.

«Il condizionamento della nostra libertà ha una giustificazione sanitaria ma non dobbiamo far finta di non vedere l’altro lato, quello politico. Quello nel quale ci viene chiesto di scaricare un’applicazione, di uscire accompagnati da un pezzo di carta e adesso ci viene imposto per ordinanza di uscire di casa indossando una mascherina».

Arditti ha fatto notare che il fatto potrebbe essere considerato irrilevante ma rimane una situazione unica nel suo genere nella storia moderna.

«Oggi l’imposizione è la mascherina ma sono tutti pezzettini di un puzzle che messi insieme disegnano il mondo di domani. Regola dopo regola si può andare molto oltre. Noi in Italia diamo per scontato il tema della libertà dell’individuo ma questo condizionamento non è meno importante del rischio sanitario».