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Minori stranieri, arrivano e scompaiono ma tutti zitti: accoglienza o traffico?

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215 minori stranieri non accompagnati spariti nel nulla. Sono i dati pubblicati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali di cui nessuno parla. 

La stragrande maggioranza di stranieri che cerca di raggiungere il nostro Paese è composta da persone adulte ma, con loro, ci sono anche migliaia di minori.

Ogni mese il Ministero del lavoro e delle politiche sociali pubblica un report sui minori stranieri non accompagnati. L’ultimo è quello del 30 giugno 2020.

Soltanto nel mese di giugno sono entrati in Italia 305 minori non accompagnati. Sapete quanti ne sono spariti? 215. Si, avete letto bene, duecentoquindici in appena trenta giorni.

Quello dei minori che spariscono nel nulla è un problema che ci trasciniamo da sempre. A gennaio 2018 i minori stranieri scomparsi rappresentavano il 67% del totale degli scomparsi in Italia.

“Minori stranieri, in Italia 15mila di loro non accompagnati sono scomparsi in un anno” titolava Repubblica in un articolo pubblicato sempre a gennaio 2018.

Numeri enormi che dovrebbero far riflettere sulla gestione dei flussi e in particolare sul lavoro svolto nei centri di accoglienza, dove vengono registrati e ospitati.

Minori stranieri che spariscono: chi controlla?

Quando parliamo di minori è dovere dello Stato “accompagnarli” fino alla loro maggiore età: com’è possibile che vengano registrati e spariscano con questa facilità? Chi è che non controlla? Eppure abbiamo un governo che si spaccia come “accogliente”.

Aiutare uno straniero vuol dire farlo sbarcare e lasciarlo girare indisturbato sul territorio? Trattandosi di minori, non dovrebbero essere tutelati? Potrebbe loro accadere di tutto: prostituzione, traffico di organi, pedofilia.

La nostra politica è una barzelletta, questa è la verità. Si affannano a salire sulle navi delle ONG, a fare la guerra tra porti chiusi e porti aperti e poi spariscono 215 bambini in un mese e nessuno si preoccupa di sapere dove siano finiti.

Bel modo di fare accoglienza. Non c’è spazio nemmeno sui giornali, troppo impegnati a bombardare i cittadini con un virus clinicamente morto, altro che “professionisti dell’informazione”.