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Anche Mogol vuole più musica italiana nelle radio: è patrimonio culturale

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di Pietro Di Martino – Mogol interviene con qualche giorno di ritardo sul dibattito sulla programmazione della musica italiana.

Dopo il Festival di Sanremo, continua la polemica tra chi vorrebbe dare più spazio alla musica italiana in radio e chi ritiene questa idea inutile e strumentale.

Ad accendere il dibattito, la proposta di legge del Presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania.

Nella proposta di legge si chiede di dedicare “almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione”.

Le polemiche non sono mancate nemmeno nel mondo politico. Il segretario della Lega e Ministro degli Interni, Matteo Salvini, si è limitato a puntualizzare che la politica dovrebbe occuparsi d’altro. Dunque, meglio far parlare gli esperti.

Ed ecco spuntare sul quotidiano ‘La Repubblica‘, una lettera di Mogol, attualmente Presidente SIAE, dove invita gli associati a “contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio”.

Mogol ricorda che l’argomento fu già affrontato in passato e con diverse proposte tra cui “quella avanzata dalla Fimi nel febbraio 2016 che chiedeva di garantire il 20 per cento della programmazione radiofonica alle opere prime e seconde di artisti italiani”.

Ricorda anche “l’intervento nel novembre 2017 dell’allora ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che in apertura della Milano Music Week parlò della possibilità di prevedere quote di obbligatorietà di trasmissione della musica italiana grazie ad alcune norme introdotte nella nuova Legge dello spettacolo”.

Il Presidente Giulio Rapetti è realmente preoccupato per lo spazio che le radio dedicano alla musica italiana e, secondo i dati da lui mostrati, sembrerebbe anche aver ragione.

I dati di Mogol

Ecco cosa scrive in proposito: “In base ai nostri dati medi di ripartizione dei diritti d’autore, relativi al periodo 2010-2017, su dieci stazioni radiofoniche soltanto quattro rispetterebbero la soglia del 33 per cento della proposta di legge dell’onorevole Morelli”.

Conitnua: “Tale iniziativa avrebbe dunque un impatto positivo sul mercato radiofonico italiano, generando maggiori introiti in diritti d’autore e in diritti connessi e contribuendo ad aumentare la quantità di musica prodotta in Italia”.

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E in effetti, proprio come sostiene il grande Mogol: “Promuovere la musica italiana significa infatti sostenere l’industria culturale del nostro Paese e quindi le tante persone che ci lavorano”.

Poi conclude: “Per questo motivo chiedo a tutti voi di contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio. Qualsiasi vostra iniziativa sarà preziosa affinché si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale e in quanto tale va valorizzata e difesa”.