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Odio buonista: tutte le prove che a odiare è la sinistra

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odio buonista

Sono mesi che ci raccontano di una destra che fomenta odio e usa un linguaggio aggressivo: ma le cose stanno davvero così? Attenzione all’odio buonista.

Quando in politica si parla d’odio il bersaglio principale è la Lega e il suo leader Matteo Salvini. Magari sbaglio, ma non ricordo di aver sentito pronunciare parole d’odio da parte dell’ex ministro degli Interni né da parte della Meloni, anch’essa accusata di essere un’odiatrice seriale.

Eppure continuano a raccontarci che a fomentare questo sentimento sia la destra. Certo, qualche testa matta la si può trovare ovunque, a destra come a sinistra, ma perché da mesi accusano soltanto una parte politica?

Fino a qualche tempo fa andava molto di moda dare del fascista a chi non era inquadrato in certi ideali, ora sembra che quella parola sia stata sostituita con “odiatore”.

Non sei in linea con il pensiero dominante? Sei un fascista! Anzi no, siccome fascista è troppo identitario, meglio mantenersi sul generico e usare l’epiteto “odiatore”.

C’è un problema però, sono anni che la destra nel nostro Paese manifesta le proprie convinzioni senza aggressioni o devastazioni.

E a parte qualche sporadico episodio, nemmeno gruppi come CasaPound, considerati estremisti, hanno creato casi da prima pagina. Al contrario, diversi centri sociali hanno devastato interi quartieri.

L’ultimo omicidio politico in Italia, giusto per ricordarlo, è avvenuto nel maggio del ’99. La vittima era Massimo D’Antona e i suoi carnefici erano le nuove brigate rosse e non un partito neofascista.

Odio buonista.

Vorrei capire una cosa: quando ad esempio le sardine dicono di manifestare contro l’odio, esattamente, a quale odio fanno riferimento? Al linguaggio della politica? Ma di chi?

Perché alzare la voce è comprensibile ma usare parole d’odio è un tantino diverso, e se proprio devo sforzarmi di ricordare chi tra i nostri parlamentari è stato spesso vittima di insulti, mi vengono in mente proprio Salvini e Meloni.

A dirla tutta, ho come l’impressione che l’antisalvinismo abbia prodotto un “odio buonista” ben più pericoloso delle accuse che vengono rivolte alla destra.

Le dimostrazioni stanno nella recente aggressione subita dal sindaco leghista di Massa, negli innumerevoli insulti rivolti a Giorgia Meloni e nelle minacce rivolte a Salvini raffigurato a testa in giù.

Badate bene, questi insulti non provengono soltanto dai social ma anche da persone che si dichiarano apertamente anti-odio, come ad esempio l’antifascista Vauro, il fotografo Toscani, Asia Argento, Saviano, Rubio. E come non ricordare Don Giorgio, il sacerdote che ha dovuto risarcire Salvini per le offese pubblicate su YouTube.

Potrei elencare una serie di fatti tra minacce, insulti e censure da far comprendere anche a un bambino che il pericolo per la nostra democrazia è rappresentato dalla sinistra e non da Salvini e company.

I fomentatori

Ora, se c’è un “odio buonista”, chi è che lo fomenta? A spronare le nuove generazioni ci pensano i “professoroni”, pseudo intellettuali comodamente seduti dietro le loro scrivanie tristi, davanti a una tastiera in una solitudine che fa tanto poesia.

Sono loro i veri responsabili che fingono di non sapere e, anzi, mascherano l’incitamento incolpando l’avversario di essere lui il vero fomentatore. Pronti a guidare le masse verso il nulla cosmico, dando lezioni di accoglienza e lotta all’antisemitismo. A proposito di antisemitismo…

“Negli ultimi anni nessun ebreo è stato ucciso dai neonazisti in Europa. Questa è la verità ed è il dato da cui ripartire. Oggi i maggiori problemi li abbiamo dalle sinistre, questa è la grande novità sul fronte dell’antisemitismo”.

Le parole che avete appena letto sono state pronunciate dal presidente dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt. E questo la dice lunga su quanto sia oggettiva l’informazione nel nostro Paese.

Ecco, invece di preoccuparci di un odio inesistente, preoccupiamoci di chi, da finto buonista, cavalca l’onda dell’antisalvinismo per incitare nuovi adepti a odiare per davvero e sul serio. Prendiamone coscienza, prima che sia troppo tardi.