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One sense: è italiano il primo ristorante dove si parla la lingua dei segni

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one sense

Mamma e figlia realizzano un sogno e aprono il primo ristorante in Italia dove i camerieri parlano la lingua dei segni: One Sense

Valeria Olivotti è una ragazza di 29 anni che all’età di 3 anni ha perso l’udito. Il suo sogno era aprire un ristorante dove si parlasse la lingua dei segni (Lis) ed è riuscita a realizzarlo insieme alla madre.

“Ho avuto una vita tutta in salita come del resto accade a tutte le persone sorde che vivono in un mondo dove vige ancora il pregiudizio che noi sordi, con la nostra ‘disabilità’ invisibile, non siamo in grado di condurre una vita normale.”

Il nome del locale “One Sense” nasce dalla volontà di Valeria di creare un luogo in cui tutti i sensi parlino un linguaggio universale.

Spesso per le persone non udenti diventa complicato anche solo uscire per andare al ristorante perché quasi nessuno parla la Lis.

In Italia sono oltre 40.000 le persone non udenti (dati Inps) e le agevolazioni per loro sono pochissime, come se fosse considerata una disabilità di poco conto. Ma Valeria non si è arresa e la sua disabilità non l’ha fermata.

“Non ho mai voluto arrendermi. Ho incontrato una montagna insormontabile quando ho provato ad inserirmi nel mondo del lavoro.” continua Valeria.

“Grazie al sostegno straordinario di mia madre, ho deciso di realizzare un progetto di ristorazione che non avevo mai visto in giro per il mondo.”

One Sense: cura davvero tutti i sensi

Nel locale One Sense troviamo camerieri udenti insieme a camerieri che parlano la lingua dei segni, ma non solo.

Infatti la scelta delle materie prime è molto curata: i prodotti provengono per la quasi totalità da aziende biologiche e solidali.

Per sensibilizzare la clientela nel ristorante, Valeria ha creato una libreria con molti volumi che trattano il tema del mutismo.

Una delle pareti si può trasformare in un palco dove vengono organizzati corsi di cucina, ma anche proiezione di film muti e spettacoli di danza silenziosa.

Valeria ha decisamente vinto la sua sfida: grazie al cibo è riuscita a far sì che il mondo dei non udenti si integrasse con quello degli udenti, riservando non poche sorprese.