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Otto per mille e segni dei tempi: una grossa batosta per la Chiesa cattolica

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otto per mille

Il Dipartimento finanziario ha rilasciato qualche giorno fa i dati aggiornati dell’otto per mille e per quanto riguarda la Chiesa Cattolica si è registrato un notevole crollo negli ultimi anni.

Cos’è l’otto per mille. È una parte di Irpef che i contribuenti devono devolvere in fase di dichiarazione dei redditi a un ente religioso o allo Stato.

Non è un obbligo comunicare una scelta e, nel caso non venisse comunicata, la quota sarà comunque ripartita tra i soggetti aventi diritto, proporzionalmente alle preferenze ottenute dagli italiani.

Quest’ultima norma è sicuramente a vantaggio della Chiesa Cattolica che solitamente è l’ente che raggiunge percentuali maggiori.

Gli importi devoluti vengono usati in modo diverso: lo Stato impiega l’otto per mille per scopi sociali e assistenziali, mentre gli enti religiosi utilizzano l’importo per atti di carità, esigenze di culto e, in caso di calamità naturali, per devolverli alle persone colpite.

Dai dati distribuiti dal Dipartimento Finanziario si è registrato un crollo per quanto riguarda la Chiesa Cattolica dal 2010 al 2017.

Vediamo insieme i dati degli ultimi anni e come funziona il meccanismo di finanziamento dell’otto per mille degli enti religiosi.

Otto per mille e il crollo della Chiesa cattolica

Come spiega Il Messaggero, per prima cosa dobbiamo sapere che ogni anno vengono ripartiti agli enti religiosi gli importi relativi calcolati sulle dichiarazioni di tre anni prima.

Considerato inoltre che la dichiarazione dei redditi si riferisce all’anno precedente, quest’anno saranno distribuite le somme calcolate sui redditi 2015.

In quell’anno solo il 43% dei contribuenti ha dato una preferenza per l’otto per mille e di questo ben il 79,9% ha scelto la Chiesa Cattolica.

Coloro che non hanno dato la preferenza sono circa il 57% ma la loro quota Irpef sarà comunque distribuita tra gli enti in base alle percentuali ottenute.

La Chiesa Cattolica fa sicuramente da padrona anche su quell’importo e quest’anno è riuscita quindi a ottenere 1,1 miliardi di euro, contro i 200 milioni dello Stato, i 43 milioni dei valdesi e gli importi minori delle altre confessioni religiose.

Il crollo della scelta dei contribuenti della Chiesa Cattolica nell’otto per mille deve essere analizzato storicamente e non solo in termini economici.

Nel 2010 i contribuenti che hanno fatto una scelta di destinazione della quota Iperf nella dichiarazione dei redditi erano il 45,7% e di questi l’82,2% hanno dato preferenza alla Chiesa cattolica, per un totale di 15,6 milioni di contribuenti.

Nel 2017 invece, su un totale del 41,51% di contribuenti che hanno dato la loro preferenza per l’otto per mille, la Chiesa Cattolica è stata scelta da circa il 79%, cioè 13,5 milioni di contribuenti.

Numeri alla mano si può notare come in soli 7 anni il crollo ammonti addirittura a 2 milioni di contribuenti che non hanno più scelto la Chiesa.

Dati che dovrebbero far riflettere, anche se questa quota di contribuenti che non esprimono nessuna scelta nella denuncia dei redditi continua a far entrare belle cifre nelle casse della Chiesa.