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Caro Papa Francesco, si può odiare anche da ateo

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papa francesco

Caro Papa Francesco, si può odiare anche da ateo – di Pietro Di Martino – Polemiche nel mondo Cattolico per le dichiarazioni del Papa nel corso della prima udienza generale del 2019 nell’Aula Paolo VI in Vaticano.

“Meglio vivere come atei che andare in Chiesa e odiare gli altri”. Questa é una delle ultime dichiarazioni del Santo Padre che ha sollevato non poche perplessità nel mondo Cattolico, e non solo.

Al contrario, le “brave persone”, sono rimaste entusiaste e, pare, anche molto determinate nel restare fuori dalla Chiesa: luogo per lo più frequentato da odiatori…

Non molto tempo fa incontrai un giovane sacerdote che a proposito del Santo Padre mi disse: “Questo Papa avvicina molti atei alla Chiesa ma quanti di questi resteranno? Di contro, sta allontanando molti Cattolici che certamente non torneranno.”

Il rischio é tanto relativo quanto reale. Relativo perché lo spirito non vive di quantità ma di qualità. Reale perché mentre l’ateo ti sorride e poi torna alla teoria del nulla, il credente che decide di allontanarsi non tornerà. Non solo, c’é anche il rischio che cerchi altrove.

Parte della Chiesa sembra non essere più in grado di parlare ai fedeli, se poi l’esempio proviene da chi dovrebbe guidarla, allora è giunto il momento di farlo notare.

Basterebbe una semplice riflessione: gli atei che vedranno la luce saranno odiatori. Erano brave persone ma da quando frequentano la Chiesa sono diventati odiatori.

Questo il messaggio che passa ma non é così. La verità é molto più semplice di quanto si possa immaginare. La verità é che ad odiare sono atei e Cattolici, la verità é che siamo figli di una stessa madre e di un peccato originale che ci rende tutti fragili.

Caro Papa Francesco, si può odiare anche da ateo

Sollevare lo spirito è un compito difficile e chi sceglie di provarci, anche frequentando la casa del Signore, non può essere considerato un odiatore.

Così come non può esserlo colui che crede in un Dio diverso dal tuo, che sceglie di provarci in altro modo e in altri luoghi. L’ateo non diventa l’escluso ma una persona che sceglie di vivere una vita materiale.

Non è una colpa ma nemmeno un privilegio. Si può odiare anche da ateo, sicuramente più da ateo che da Cristiano.

Quante volte le parole del Santo Padre sono state strumentalizzate? “Chi sono io per giudicare”, questa frase estrapolata da un discorso molto complesso e del tutto condivisibile é stata motivo di stima da parte del mondo lgbt.

Stima subito sprofondata quando Papa Francesco ha rimarcato la necessità per i bambini di avere un padre ed una madre e di aver sottolineato che “La famiglia é soltanto quella composta da un uomo e una donna”.

Diventa comunista quando parla di accoglienza e fascista se chiede di farlo con prudenza. Insomma, questo Papa sembra fare di tutto per piacere a tutti ma a furia di accontentare rischia di restare solo.

In questo ultimo caso c’è poco da fraintendere o strumentalizzare. Forse la Chiesa avrebbe bisogno di più determinazione, di non aver paura dei numeri, di poter fare e dire senza pensare al giudizio delle “brave persone” o degli “odiatori”.

Forse manca il coraggio di accettare le critiche ed essere derisi, di restare in pochi e perdere ricchezza, di dare valore ai piccoli sforzi, in poche parole: essere Cristiani.