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4 milioni di italiani usano pellicce e accessori di cani e gatti senza saperlo

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Gli animalisti: «Pellicce di cane e gatto, oltre 4 milioni di capi venduti in Italia» – di Redazione Oltre Tv

La stagione invernale è quasi cominciata, freddo e gelo sono arrivati inesorabili sul nostro Paese e dobbiamo ricorrere a giacconi e cappotti per ripararci, tra i più gettonati quelli con inserti in pelliccia.

Mentre le grandi firme della moda come Gucci, Versace, Armani, JP Gaultier, ecc., decidono di non utilizzare pellicce di provenienza animale, lo stesso non si può dire di altri marchi.

Nel via vai tra i negozi, pochi consumatori si soffermano e riflettere sulla provenienza di pelli e pellicce dei capi che acquistano. È ora di fare un po’ di chiarezza.

Quel pelo sul cappuccio e quella pelliccia una volta abbaiava? Insomma, appartenevano ai nostri amici a quattro zampe?

Aidaa, un’associazione animalista che ha molto a cuore la questione, fornisce dei numeri impressionanti:

“Sono oltre 4 milioni i capi di abbigliamento e accessori con pelo e pelliccia di cani e gatti, venduti nel nostro paese.”

Nel 2018 sappiamo bene in quali condizioni si trovino gli allevamenti destinati a volpi, gatti, cani e molti altri animali.

Piccoli animali rinchiusi in minuscole e pericolosissime gabbie spesso tenute all’aperto, sotto le intemperie e al gelo.

Le pellicce: da dove arrivano e come vengono utilizzate?

Gli animali detenuti spesso muoiono di stenti, di fame o per ipotermia oppure vengono barbaramente uccisi.

Ovviamente queste bestiole non possono morire prima di aver infoltito la loro preziosa pelliccia, che potrebbe esser la stessa del vostro cappotto.

La pratica più comune e semplice è quella di raccogliere piccoli animali per strada e sbatterli nelle gabbie.

Più complicato invece è introdurre la pelliccia in paesi come l’Italia, ad esempio, dove queste pratiche sono vietate dalla legge.

Nonostante questo i dati di Aidaa e tutta la merce esposta nei mercati e nei negozi dove troviamo prezzi abbordabili, potrebbero suggerire il contrario.

Come facciamo, quindi, a riconoscere se una pelliccia non è sintetica ed è di dubbia provenienza? Humane Society e Aidaa mettono in guardia i consumatori dicendo loro di fare attenzione a:

Etichette che riportano nomi particolari come Corsak, Dogskin, cane selvatico, Finracoon, Gae wolf” e molti altri nomignoli che potrebbero riportare alla mente un cane o un gatto.

Sembrano nomi così strani, ma sono escamotage che utilizzano i “furbetti” del commercio. Se un nome vi insospettisce cosa buona e giusta sarebbe astenersi dall’acquisto. I nostri piccoli amici a quattro zampe ringraziano.