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Salute

Presidente Avis: “Plasma sicuro; se virologi restano in laboratorio è meglio”

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presidente avis

Il presidente Avis Gianpietro Briola, in un’intervista rilasciata a Panorama, prova a fare chiarezza sulla terapia al plasma per i malati covid-19.

“Se i virologi fossero stati in laboratorio era meglio. Sono colleghi e li rispetto ma ritengo abbiano fatto un grave errore nell’accettare una tale sovraesposizione mediatica, quando sul virus non si conosceva nulla”.

Dopo il giudizio su alcuni virologi, colpevoli di aver creato “confusione e timore ingiustificato”, Briola ha menzionato Walter Riccardi, membro dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e consulente del Ministero della Salute.

“Ha usato parole inopportune e dannose” ha detto il presidente riferendosi a un’affermazione di Ricciardi che, a proposito della terapia, parlava di “scarsa sicurezza del plasma e dei suoi derivati”.

Briola ha smentito le parole di RIcciardi dichiarando che il plasma “è sicuro e non rappresenta un business”.

Quando la giornalista di Panorama ha chiesto come mai l’Avis, la più grande organizzazione di volontariato del sangue, non abbia voluto rendersi da subito parte attiva del dibattito, il presidente ha risposto che lo hanno fatto “per prudenza e coerenza. Era necessario studiare il virus prima di trarre conclusioni”.

Per Briola non vi è alcun dubbio che questa terapia sia, al momento, “la migliore risposta per i malati covid-19”.

Presidente Avis: “Tutta l’Italia è operativa”

Dopo aver spiegato la differenza tra prelievo di sangue e di plasma, Briola ha parlato dei donatori, specificando che la donazione può essere fatta “solo negli ospedali che già applicano la terapia al plasma”.

A tutela del donatore e del ricevente, il presidente ha aggiunto che “i test sono stringenti e hanno le stesse regole di quelli dei donatori riconosciuti”.

Alla domanda su quale sia la situazione a livello nazionale per la raccolta del plasma, Briola ha risposto che oramai “seppur a macchia di leopardo, tutta l’Italia è operativa”.

Per il presidente Avis il limite maggiore è quello organizzativo. “Ognuno ha cercato di fare da sé, mentre sarebbe stato meglio avere un’unica regia nazionale con linee guida condivise”. Foto: You TubeRepubblica