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Professionisti dell’informazione intervistano i morti: le fake di Repubblica

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professionisti dell'informazione

Tutto è concesso ai professionisti dell’informazione, anche intervistare i morti. Ecco due scivoloni di Repubblica in pochi giorni. 

“Mentre voi stracciate il codice di Norimberga con TSO, multe, deportazioni, riconoscimento facciale e intimidazioni, avallate dallo scientismo dogmatico, protetto dal nostro pluripresidente della Repubblica, che è la vera epidemia culturale di questo Paese, noi fuori con i cittadini moltiplicheremo i fuochi di resistenza, in modo tale che vi sia impossibile reprimerci tutti”.

La frase che avete appena letto è stata pronunciata dalla deputata Sara Cunial, durante la dichiarazione di voto sul decreto “Emergenza Covid-19”.

L’intervento è stato ripreso da varie testate giornalistiche tra cui Repubblica, che commenta così: “La deputata si è quindi scagliata contro la figura più alta dello Stato”.

Poco sotto e prima del video c’è un sottotitolo: “Dl Covid, Cunial contro il Capo dello Stato: le parole della deputata no vax a rischio vilipendio”.

Nell’articolo si parla di villipedio nonostante la Cunial abbia detto pluripresidente, con chiaro riferimento a Giorgio Napoletano e non al Presidente Sergio Mattarella.

“Quando nella mia dichiarazione di voto parlo del “pluripresidente” ovviamente non mi riferisco al Presidente Mattarella, al suo primo mandato, ma a Giorgio Napolitano, pluripresidente per l’appunto” ha ospiegatp la deputata su Facebook.

“Forse ad alcuni colleghi è sfuggito il fatto che non sia più in carica. Se no non si spiega né l’attacco nei miei confronti né l’atteggiamento ossequioso e ubbidiente che continuano ad avere nei suoi”.

I professionisti dell’informazione

Ma Repubblica è in forma strepitosa e non vuole deludere nessuno, nemmeno il Governo. L’undici maggio è uscito un articolo dal titolo: Il portavoce di Al Shabaab: “I soldi del riscatto di Silvia per finanziare la jihad”.

Peccato che il sito Somali MeMo, uno dei canali usato del gruppo terrorista per fare comunicazioni, abbia smentito la notizia: “Non c’è stata nessuna dichiarazione del portavoce ai media italiani”.

Ma c’è di più: secondo il deputato Cinque stelle Manlio Di Stefano, la persona intervistata, Ali Dhere, sarebbe morto nel 2014. Lo riporta anche Libero.

“Ma dove vogliamo andare con questa stampa?” commenta Di Stefano. “Pur di smascherare il contatto del Governo con i temutissmi jihadisti somali di Al Shabaab, la Repubblica è riuscita a intervistare un morto nel 2014!” E questi sarebbero i “professionisti dell’informazione”?