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RSA, la lettera di una 86enne: «Perché decidono i politici e non i medici?»

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rsa anziana

In rete sta girando la foto di una lettera aperta inviata a un giornale da un’anziana ospite in una RSA che descrive la situazione drammatica che stanno vivendo queste persone.

Sulla pagina di Stefano Montanari è apparsa la foto di un giornale con le parole di Maria Luisa, una signora ospite di una casa di cura.

Purtroppo non siamo riusciti a risalire alla fonte originale ma le parole dell’anziana racchiudono il dramma che stanno vivendo coloro che da inizio emergenza si trovano nelle RSA.

Argomento molto a cuore anche a Vittorio Sgarbi e al senatore Siri che ne hanno parlato nel loro ultimo incontro organizzato dall’Osservatorio permanente sulle libertà fondamentali.

Le tristi parole di Maria Luisa, un’anziana in una RSA

Maria Luisa è una donna 86enne ospite in una casa di riposo di Bergamo. Ha chiesto la pubblicazione della sua lettera aperta, di cui riportiamo alcuni estratti.

«Dai primi di marzo di quest’anno siamo segregati in casa e non possiamo vedere i nostri cari se non per un quarto d’ora alla settimana e questo solo da due mesi. Non possiamo più uscire se c’è qualche ricorrenza nelle nostre famiglie, non possiamo più festeggiare».

L’anziana nella RSA si chiede come sia possibile visto che hanno trovato una soluzione per il calcio e per ballare. «Non si trova il modo di riportare alla vita anche noi che siamo chiusi qua».

«Non ce la facciamo più. Io ho un sacco di problemi fisici, pensavo di avere almeno la testa a posto e mi sembra che sto perdendo anche quella. Non riesco più a parlare come prima, non sono mai allegra, ho sempre il magone».

E ha poi aggiunto: «Questi sono gli ultimi anni della nostra vita: perché non si può trovare il modo di poter frequentare i nostri figli con un po’ più di libertà? La libertà di poter girare negli istituti, di poter andare in giardino».

Nelle RSA sono ancora bandite tutte le attività, anche una semplice partita a tombola è negata agli anziani.

«Io vedo i miei compagni che sono nelle carrozzine e non si possono muovere. È da marzo che non vedono un pezzettino di giardino: sono chiusi in reparto e stanno lì. Ci sentiamo messi là nell’angolino e dimenticati.».

Il bisogno di affetto delle persone care

La signora Maria Luisa ha proposto ai lettori una domanda che merita risposta. «Perché della nostra salute se ne occupano i politici e non i medici? Io sento i medici dire che non bisogna preoccuparsi, che bisogna mantenere le distanze, mettersi le mascherine, che bisogna lavarsi le mani spesso e che si può tranquillamente tornare alla vita in questo modo».

Sembra che le stesse regole non valgano per loro. «Mi creda vivere gli ultimi anni senza i nostri figli per noi è un dispiacere enorme. Noi stiamo morendo adagio adagio in solitudine e non è bello».

I commenti che si possono leggere sotto al post di Montanari, che ha superato seimila condivisioni, confermano il dolore che parenti e amici provano nel non poter vedere i propri anziani nelle RSA.

Con la speranza che le parole della signora Maria Luisa trovino ascolto, le auguriamo di poter riabbracciare presto la sua famiglia.